Visto con i nostri occhi
Segni di fiducia per la gente di Lare
Continuano i progetti solidali in Etiopia. La nostra diocesi è al fianco della popolazione locale
15/10/2018
La mia cura pastorale a Lare in questi mesi è così. Non so per quanto tempo sarò qui, non c’è ancora un vescovo a Gambella, non si sa chi verrà a Lare dopo di me... quindi, quale direzione prendere? Il farmi discepolo di Gesù passa attraverso il farmi discepolo di questa comunità, lasciarmi guidare e condurre dallo Spirito. Dopo sei anni passati insieme, cerco di leggere in profondità le domande, a volte inespresse, ma precise e spesso scomode. A tre di queste domande abbiamo cercato di dare risposta con iniziative semplici, gestite da loro, non risolutive ma capaci di dare speranza.
Come conciliare emergenze e solidarietà? Quest’anno la siccità nel mese di luglio ha impedito la maturazione del mais, elemento base per il cibo di ogni famiglia di Lare. È facile dire che bisogna essere solidali ma, quando il cibo è scarso per tutti, chi ha il coraggio di rinunciare a qualcosa per gli altri? Da cristiani, possiamo dare un buon esempio? È la sfida che ho lanciato agli adulti della chiesa, mettendo a disposizione 30 quintali di mais appositamente acquistato e invitandoli a trovare un modo per distribuirlo senza creare gelosie e conflitti nella comunità. Con la mia semplice supervisione, hanno convocato un piccolo comitato che ha deliberato di distribuire il cibo alle vedove anziane e alle mamme con almeno tre figli. Hanno preparato un elenco delle persone ed è stato commovente sentire come ciascuno si preoccupava che non fossero dimenticate persone bisognose appartenenti agli altri clan.
I giovani di Lare sono sempre più scontenti e ingestibili dagli adulti. Dobbiamo rinunciare a qualsiasi iniziativa educativa per loro? L’estate poco piovosa può diventare anche una opportunità: organizzare un torneo di calcio tra i giovani di Lare. Ma non è stato così semplice. I calciatori della nostra cittadina sono famosi perché espulsi per indisciplina da tutte le competizioni regionali. Da tempo non si organizzano tornei locali perché finiscono immancabilmente a bastonate. Esiste un ufficio “giovani e sport” della provincia, ma la mancanza di fondi e il timore di problemi di ordine pubblico riduce i responsabili alla quasi immobilità. Così, insieme ad alcuni rappresentanti della parrocchia con cui mi ero prima consigliato, siamo andati all’ufficio sport con un piano già predisposto. La missione avrebbe fornito i palloni, un piccolo compenso per gli arbitri, i premi per i vincitori e per il fair play, ma anche un educatore che sul campo di gioco, all’inizio di ogni giornata, avrebbe fatto un discorsetto di 10 minuti a giocatori e tifosi (fair play, rispetto reciproco, correttezza, puntualità). L’ufficio sport in cambio avrebbe provveduto a registrazione delle squadre, allestimento del campo, stesura del calendario, reclutamento degli arbitri, tutela dell’ordine e della sicurezza. Con la sorpresa e la soddisfazione di tutti, nelle due settimane di gioco non c’è stato nessun episodio violento, né in campo né tra i tifosi. Arbitri illesi. È servito tempo, pazienza e attenzione, ma alla fine c’è stata la soddisfazione di vedere persone sorprese e orgogliose di quanto hanno realizzato, desiderose di fare altro e di meglio.
Come aiutare le donne a prendere coscienza della loro dignità, senza perdere la propria identità? È una questione molto concreta. Spesso le donne africane non vogliono staccarsi dalle loro tradizioni, benché a volte oppressive, perché i modelli che noi occidentali proponiamo significherebbero la perdita della loro identità, (giustamente) sentita come più preziosa anche della libertà. Sono dunque loro stesse chiamate a scoprire e intraprendere i passi per costruire una propria strada. Cosa possiamo fare noi? Ancora una volta essere di aiuto nel sostenere un’idea, un’iniziativa, un progetto. È successo a Gok, in un villaggio distante otto chilometri da Lare. Le donne della chiesa sono venute da me: «Per poter conoscere meglio la Bibbia, vogliamo prima imparare a leggere e scrivere bene». Avevano già trovato il luogo, il tempo libero per farlo, gli insegnanti volontari disponibili. A me hanno chiesto soltanto lavagne, gesso, libri, quaderni, penne e matite. Hanno iniziato la scorsa settimana in due luoghi diversi, sono circa in trenta piene di entusiasmo.
E la preghiera, la catechesi, l’annuncio del Vangelo? Ve ne parlerò il prossimo mese.
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