Mantova cultura 2017
Sermide omaggia Maretti Tregiardini
Ricordo del poeta attraverso la sua silloge postuma
31/05/2018
Dopo i tumulti nel paiolo
la polenta lunagialla di distende
nella pace del tagliere.
La carezza del refe aspetta.

Un cavatappi-angelo alza le braccia
su una bottiglia vuole predicare
e gli viene la favella.
Un’angelica predica piace al buon vino,
al malvagio e all’aceto un predicozzo.

Credo di perdere, ogni volta che l’acqua
mi lava via terra di campo dalle mani.

Sermide, sabato 26 maggio, ore 16.30: Multisala sold out, gremita dagli innumerevoli amici e conoscenti confluiti per celebrare il poeta Gianfranco Maretti Tregiardini, attraverso la sua silloge postuma, Con l’ultimo treno della sera, dal titolo emblematicamente allusivo e premonitore dell’improvvisa scomparsa. Sul tavolo dei relatori Marco Munaro, poeta-editore, che introduce i lavori, Paolo Valesio, critico e prefatore, emerito della Columbia University di New York, e il letterato-musicologo Giacomo Gibertoni. In rapida successione, i vari interventi ci restituiscono un ritratto in parte inedito dell’Autore, il profilo di uno studioso originale e coltissimo, dalla seducente personalità; ci descrivono un uomo appassionato di musica e giardineria, le sole che, - ricorda Gibertoni- , concluso il tempo della scrittura, aveva in animo di coltivare nella vecchiaia, sogno dalla morte irrimediabilmente frustrato.

Il temperamento giocoso e sereno e l’adesione partecipe all’infanzia non inficiavano la forza delle idee, la lungimiranza profetica delle riflessioni sul creato e sulla vita, penetrati con occhio ‘fotografico’, “uno sguardo microscopico” e scientifico, tanto da fare di lui un “filosofo di campagna” (Valesio), o un “indovino del villaggio” (Gibertoni). Suffragato da audizioni di Cimarosa (Il matrimonio segreto, duetto Geronimo e conte Robinson) e Rossini (La pietra del paragone, duetto in eco Asdrubale e Clarice) il tributo alla musica, specie barocca, delle sue liriche (per quel frequente rimbalzare e riecheggiare nei versi di identiche unità lessicali) è ipotizzato da Gibertoni, mentre nelle parole di Valesio traspare il rimpianto per quei rari incontri personali, peraltro “fulminanti” (perchè intensi e destinati a tracciare un segno indelebile nella memoria), per quel poeta gioioso e pensoso insieme, dal “lirismo animistico” e minimalista, dall’efficace potenza immaginifica. In quei frammenti sognanti (una settantina circa), ricchi di “immaginazione e sapienza” (Munaro), in vari metri e senza titolo, spesso assonanzati, circola, a suo dire, un’aria “dolce” e “bonaria”, da cui promana una delicata e consolante “pacificità”.

Continuavamo a interrogarci
ma non erano né dubbi né domande
e la mia felicità, la stessa
di quando avevo imparato a soffiare.

Portando i saluti dell’Amministrazione Comunale, è intervenuta la vicesindaca Annalisa Bazzi; gli onori di casa sono stati affidati a Chiara Mora e Paola Fornasa, la prima propostasi anche come espressiva lettrice, insieme a Davide Squassabia; in sinergia con gli enti locali, ispiratore dell’incontro (come del concorso per le scuole, di libera interpretazione dei testi marettiani, che ha occupato la mattinata) Luigi Lui, direttore di Sermidiana. Un ricco buffet offerto dall’Università Aperta ha suggellato il gradevole pomeriggio. Tregiardini ultimo atto? Non proprio: in attesa di stampa, una miriade di manoscritti inediti (lettere e pagine di diario, versi e prose d’arte) è ancora sepolta nella sua ‘officina’.

(Luciana Rodighiero Astolfi)
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