Visto con i nostri occhi
Sinodo: un'idea per dare voce alle tante domande
In questa nostra intervista il Vescovo Roberto ripercorre il cammino fatto
14/04/2016

Indire un Sinodo diocesano: non è una decisione di tutti i giorni. Ci sono stati fatti o riflessioni particolari dai quali è scaturita una prima intuizione?
Infatti è un’idea che mi è nata nel cuore durante la Visita Pastorale, a mano a mano che incontravo Parrocchie o Unità Pastorali da poco istituite. Sentivo la necessità di dare voce alle tante domande che mi venivano poste sui più diversi settori: la catechesi, con la fatica di trovare una strada che non vedesse andare tutto in fumo allo sbocciare dell’adolescenza e quindi al coinvolgimento degli adulti; la liturgia talvolta un po’ sciatta o con regole di diverse “sacristie”; il desiderio di indicazioni condivise, di un aiuto concreto da parte degli uffici di curia… Appariva la fragilità di iniziative e abitudini legate alla semplice tradizione. Come si fa a dare voce ordinata a queste giuste richieste? Ci vuole un Sinodo - ho pensato. E dal Consiglio episcopale, agli organismi diocesani di partecipazione, al Centro pastorale, l’idea è stata accettata, ha preso corpo e si è cominciato a pensare i passi necessari da compiere.

Siamo ormai vicinissimi al completamento di tutte le tappe sinodali. A consuntivo c’è un apprezzamento abbastanza diffuso per il metodo e i contenuti emersi. Ci sono stati momenti in cui ha temuto che potesse prevalere la dispersione e l’inefficacia?
No. Non ci sono stati momenti in cui ho temuto di non poterlo portare a termine. Momenti difficili sì, di qualche tensione o di complessa soluzione per qualche problema emergente. Ma non ho mai abbandonato la fiducia, anche perché ho sempre sentito la vicinanza positiva, oltre che dei collaboratori, di tante persone, sacerdoti e laici. E qui non posso non ringraziare il Vescovo Claudio, il cui apporto è stato davvero essenziale, tanto che si è potuto continuare e giungere a termine nonostante la sua partenza: segno che si era lavorato bene. Segreteria e Presidenza si sono dimostrate all’altezza: saper rispettare tutti, evitando dispersioni o personalismi.

I Piccoli Gruppi Sinodali sono stati una felice “scoperta”, con una partecipazione sorprendente, sia qualitativa sia quantitativa. Forse occorre un supplemento di riflessione per trovare nella vita della Chiesa gli strumenti giusti per attivare l’interesse e la partecipazione.
Verissimo! Dirò che inizialmente qualche dubbio mi è venuto: si trattava di sperimentare un metodo del tutto nuovo e mai messo in atto, sul quale però volevamo scommettere. Risultati davvero inaspettati, che mi hanno reso anche non poco orgoglioso di questa Chiesa mantovana. Quando lo dicevo ad amici Vescovi o sacerdoti, anche di diocesi più grandi e strutturate, rimanevano a bocca aperta. Come avete fatto? - mi chiedevano. Fiducia nei laici e nei sacerdoti che hanno intuito una possibilità nuova che spero possa in qualche modo continuare. Bisogna affrontare argomenti di vita che suscitano partecipazione e interesse. Più che chiamare a raccolta, occorre suscitare il desiderio di collaborazione e corresponsabilità.

Ci può evidenziare qualcosa di cui non è rimasto soddisfatto e che non ha funzionato come ci si attendeva?
Come Vescovo mi sono messo nella disposizione di un rispettoso ascolto di quanto lo Spirito andava dicendo alla nostra Chiesa, mediante la voce dei vari organismi sinodali e di ogni persona che vi ha partecipato. Sono rimasto colpito dal grande senso di responsabilità e dalla forte coscienza di appartenenza alla Chiesa mantovana in comunione con Papa Francesco e la Chiesa universale. Ho ammirato la precisione organizzativa, la disciplina del lavoro, il rispetto dei tempi e delle opinioni altrui. Se posso avere un piccolo rammarico è quello di aver visto messo poco in luce anche qualche pregio di questa Chiesa, pur nella difficoltà emergente e inevitabile di “cambiare registro” pastorale. Andiamo alla ricerca non di organizzazioni più efficienti, ma di una comunione di fraternità reale che sa andare oltre i soliti confini, riconoscendosi nel comune battesimo prima e più che nel luogo dove questo è avvenuto! Ma questo è un cammino che il Sinodo ha iniziato e che va perseguito nella corresponsabilità tra sacerdoti e laici in reciproca fiducia e senza infruttuose invasioni di campo.

Le 19 Proposizioni approvate dall’Assemblea e il Libro Sinodale nel suo complesso costituiscono una documentazione corposa. Per renderla fruibile e vissuta nelle nostre comunità per il prossimo futuro ci può indicare qualche indicazione operativa o di metodo?
Il “libro sinodale” non è la semplice trascrizione delle “diciannove proposizioni” approvate a larghissima maggioranza singolarmente e nel loro complesso. Anzitutto non si possono dimenticare le radici, cioè le Settimane pastorali che l’hanno preceduto, dall’Opera bella in poi: queste sono le sorgenti feconde da cui dobbiamo sempre ripartire, convinti della prossimità del Signore alla sua Chiesa. Ma proprio per la preziosità delle proposizioni cui è giunta l’Assemblea, esse sono state quasi “avvolte” nel “libro sinodale” da altre parti che le arricchiscono.
Anzitutto una mia riflessione spirituale a partire dal cap. 20 del vangelo di Giovanni che parla della risurrezione di Gesù: così il cammino giunge a compimento: da “vogliamo vedere Gesù” ad “abbiamo visto il Signore!”. Questo è il terreno nel quale la Parola di Dio, il Vangelo di Gesù risorto, accoglie le nostre parole e le rende portatrici di frutto: non è una predica, ma il richiamo al tronco della vite di cui noi vogliamo essere i tralci fecondi.
Poi vengono riportati gli “orientamenti” emersi dai piccoli gruppi sinodali, le proposizioni e infine alcune proposte di cammino, per aprirsi al futuro. I sacerdoti l’hanno già messo a tema per i prossimi incontri; la Diocesi ne farà oggetto di riflessione operativa nella Settimana della Chiesa mantovana del prossimo settembre.

Infine: qualche episodio bello e significativo che vuole condividere e sottolineare ai lettori.
Per me il Sinodo è stato un impegno notevole, ma bello e anche esaltante: quante persone mi hanno confidato la loro soddisfazione e le loro speranze sulla nostra Chiesa! Non ricordo il nome, ma mi è rimasta nella memoria la gioia con la quale un uomo mi diceva: “sa che abbiamo fatto un piccolo gruppo sinodale con tutti gli abitanti della mia strada?” Ecco: sarebbe proprio bello se a questo libro capitasse appunto di essere tenuto come compagno di cammino e quasi “consegnato per strada”, per partecipare a chiunque il segno della nostra gioia e del nostro impegno di Chiesa in uscita verso tutti. Così saremo in linea con l’esortazione del Papa dopo il Sinodo Generale: parlare il linguaggio dell’esperienza e della speranza, quello di una Chiesa che include tutti e tutti accompagna all’incontro col Signore che ci ama, di cui noi vogliamo essere testimonianza, pur piccola, ma affascinante.
Perciò posso dire, con la massima umiltà: la nostra lettera siete voi - e tutti insieme siamo la lettera di Cristo - lettera scritta non con l’inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente (cf 2Cor 3,2-3).
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