Visto con i nostri occhi
Solidarietà e cultura «ponti» per i cristiani
Una delegazione della nostra diocesi ha visitato la città di Omsk, in Russia, ricca di arte e storia. La Chiesa ortodossa locale favorisce l’incontro ed è attenta ai bisogni delle persone più fragili
05/11/2018
«Ascoltare assieme la voce dello Spirito Santo e il pianto dei poveri»: questa l’esortazione che il vescovo Marco ha affidato ad una delegazione diocesana, in visita, dal 10 al 17 ottobre, alla città siberiana di Omsk. Questa raccomandazione riassume bene anche la volontà del prof. Mario Pavesi che, oltre all’eredità materiale per la povera gente, ha lasciato anche una eredità umana e spirituale nei legami di amicizia che ha sviluppato in diverse parti del mondo. Ad Omsk il ricordo del prof. Mario Pavesi è ancora presente in ognuno dei tre principali ambiti che anche la nostra delegazione ha avuto modo di scoprire.
A Mantova, la città siberiana è conosciuta soprattutto grazie al coro della cattedrale ortodossa dell'Assunzione, diretto da Marina Kushpileva. Abbiamo avuto modo di ascoltarlo lo scorso maggio in diversi concerti organizzati in chiese della nostra Diocesi. L'incontro è stato possibile grazie alla determinazione del prof. Pavesi che, colpito dalla bellezza del canto sacro orientale, ha voluto portarlo nella sua città. Durante la nostra visita ad Omsk abbiamo potuto apprezzare non solo le capacità dei cantori nel concerto dedicato alla memoria del prof. Pavesi, ma anche di gustare il canto sacro nel suo giusto contesto, cioè durante la liturgia ortodossa. Nella tradizione ortodossa si usa definire la “divina” la liturgia e in verità l’adorazione dei santi misteri ne costituisce il punto centrale.
Diverse sono state le occasioni di conoscenza e reciproco scambio con la Chiesa ortodossa. Prima di tutto siamo stati accolti dal Metropolita di Omsk, Vladimir, che ci ha dedicato tempo per parlare con noi delle ragioni del nostro viaggio. Siamo stati ospitati con grande cordialità in incontri conviviali con i sacerdoti della diocesi ortodossa. Abbiamo visitato diverse chiese in città, guidati spesso da persone giovani, molto preparate e coinvolte nella vita della propria comunità. Siamo stati in pellegrinaggio presso due monasteri della regione: il monastero femminile di Achair, che sorge sulle tombe dei detenuti dell’ottavo campo di prigionia (gulag) dell’epoca bolscevica e il monastero maschile di Bolshekulache il cui priore, padre Zosima, ci ha raccontato della sua esperienza di accoglienza di persone senza dimora, delle quali si occupa personalmente con altri due monaci.
Proprio la carità ha costituito una piattaforma di dialogo ed incontro. Noi sapevamo, grazie alle testimonianze del prof. Pavesi, delle attività svolte ad Omsk dalla Caritas cattolica. Gli incontri con la direttrice Tatiana Trofimova, con i collaboratori e gli assistiti del centro sono stati parte importante della nostra visita. Abbiamo visto mettere in pratica ciò che Giovanni Paolo II definiva “la fantasia della carità”. La Caritas realizza numerosi progetti, dal centro di ascolto, al servizio mensa, alla distribuzione degli indumenti, sino al centro diurno per i bambini e al centro di riabilitazione con visite delle infermiere a domicilio. Ogni giorno l’aiuto si avvicina ai più bisognosi: un automezzo attrezzato con cibo, vestiti ed assistenza medica di base visita la zona frequentata dalle persone senza dimora. La sfida di sopravvivere è più dura ora, in vista del lungo e rigido inverno siberiano.
Con grande piacere abbiamo scoperto come anche la Chiesa ortodossa risponda a bisogni urgenti. Poiché non dispone di un’organizzazione strutturata come quella della Caritas cattolica, appoggia le opere nelle parrocchie, ad esempio con la distribuzione dei generi di prima necesità. Le famiglie in difficoltà vengono segnalate ed affidate ad altre famiglie, per evitare che l’assistenza si limiti ad un evento sporadico e per incentivare la costruzione di legami interpersonali. Durante la nostra visita, alcuni sacerdoti ortodossi hanno visitato per la prima volta la Caritas cattolica. La direttrice non ha esitato a definire “storico” l’incontro. È stato bello ritrovare molte affinità e intravedere la possibilità di una collaborazione futura tra i fedeli di diverse confessioni in loco. In fondo, come ha notato padre Constantin, l’aiuto cristiano porta non solo a rispondere alle essenziali esigenze materiali, ma soprattutto a colmare il vuoto più grande nella vita delle persone: il bisogno di Dio. Solo nella prospettiva di una relazione con Lui, le persone riescono a rialzarsi da qualsiasi difficoltà e disagio della vita.
Più volte ci siamo interrogati sul legame tra la carità e l’arte. Come mai lo stupore sul canto corale e l’attenzione alla Caritas hanno coinvolto il prof. Pavesi con la stessa intensità? Perché anche per noi, che viaggiavamo sui suoi passi, questi due elementi si intrecciavano continuamente? Abbiamo trovato ad Omsk una grande sete di bellezza, amore per ogni tipo di arte. Abbiamo ascoltato il canto e la musica, visto un balletto, visitato il museo dedicato a Fedor Dostoevskij ed altri scrittori della regione (guidati dal direttore e fondatore di questa struttura in persona). Infine, nel centro “Bellingua”, abbiamo incontrato una sessantina di appassionati russi che studiano per diletto lingua e cultura italiana. Riflettendo su questo accostamento, abbiamo capito che la bellezza cambia il cuore, lo apre, lo intenerisce e lo rende capace di vedere i bisogni di chi ci sta accanto e di rispondere in modo concreto al “pianto dei poveri”.
Torniamo da Omsk, dalla Siberia, con le nostre scoperte. Abbiamo capito che il prof. Pavesi con la sua eredità ha lasciato, innanzi tutto, amicizie da coltivare. La fraternità passa attraverso la fede in Cristo e l’esperienza di carità. In questa luce le differenze, come quelle di cultura e di lingua, non svaniscono, ma possono essere donate ad entrambe le parti per un mutuo arricchimento. Portiamo a casa le testimonianze su Mario Pavesi, piene di calore e riconoscenza, che ci hanno confidato gli abitanti di Omsk. Costituiscono la prova che l’amore e la fraternità riescono a costruire ponti capaci di coprire ogni distanza.
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