Visto con i nostri occhi
Spotlight: fare chiarezza a 360 gradi
La sua notorietà è data dall'argomento: la storia di una squadra di giornalisti del Boston Globe che svolse un'inchiesta sui preti pedofili
19/03/2016

Renato Pavesi

Il caso del film americano Spotlight è arrivato anche a Mantova. È del regista Thomas McCarthy, ha vinto l’Oscar ed è un film di qualità. La sua notorietà è però certamente data dall’argomento. Racconta la storia di una squadra di giornalisti del Boston Globe, denominata appunto Spotlight, che svolse un’inchiesta sui preti pedofili della diocesi di Boston negli anni 2011-12. Fu il più clamoroso dei molti casi di abusi sessuali su minori accertati da parte di preti cattolici negli Stati Uniti.
Il film mostra la grande difficoltà nell’accedere alla documentazione relativa agli abusi secretati dal tribunale, la ritrosia delle vittime, avvocati che si trincerano dietro il segreto professionale, le reticenze della Diocesi che ha condotto trattative private per nascondere i casi di pedofilia dei suoi sacerdoti. I preti implicati dal 1972 al 2002 sono tanti, 87. Quasi il 6% dei 1500 preti di Boston. L’operazione di insabbiamento da parte della Diocesi è motivata dal pensiero che si tratti di qualche mela marcia che non deve infangare il molto bene che il resto dei preti sta facendo.
Il film è condotto sui documenti dell’epoca e non ha toni scandalistici; man mano che l’inchiesta avanza, il ritmo diviene sempre più incalzante, accrescendo la drammaticità.
Il film non dice nulla che già non si sappia. La Chiesa Cattolica, infatti, sia pur tardivamente, soprattutto con papa Benedetto XVI e ora con Papa Francesco, è andata prendendo misure severe nei confronti dei preti pedofili, riconoscendo il proprio ritardo e i propri errori nel combattere il fenomeno. Un film, tuttavia, ha una capacità di coinvolgimento emotivamente maggiore delle parole solo scritte o dette e quindi ributta sulla scena, con un un forte impatto emotivo, un fenomeno che ha trovato una sua sia pur sempre parziale risposta.
Il punto di vista è quello dei giornalisti che conducono l’inchiesta; il cardinale, la Diocesi stanno sullo sfondo con tutto il loro potere di nascondimento dei preti pedofili.
Sarebbe utile un film scritto dalla parte della Diocesi. Non, s’intende, una difesa, una sorta di apologia. Piuttosto un cercare di mettere in luce e di capire cos’è che ha portato vescovi e preti, personalmente integri, a coprire in buona fede questi reati, convinti di fare un buon servizio alla Chiesa. Certo ogni istituzione tende a difendersi. Ma hanno agito senz’altro alcuni fattori propri dell’istituzione ecclesiastica già segnalati da più parti. Si è interpretata la pedofilia come un fatto morale, individuale, da risolvere attraverso un cammino di penitenza e spostando poi il prete da una parrocchia all’altra, pensando che il fatto non si sarebbe ripetuto. Forse, anche, si pensò di poter agire in deroga delle leggi dello Stato, per l’alto fine che la Chiesa persegue e questo le fa pensare di poter agire in assoluta autonomia. Sarebbe, dunque, interessante un film che collochi le sue telecamere dal punto di vista della Chiesa per darci un’idea più ampia di come sia potuta avvenire la copertura dei preti pedofili. Ci possono essere abusi sui minori da parte di preti: desta più scalpore per il fatto che dal prete ci si aspetta di più e che ha facilmente a che fare con bambini e adolescenti. Il grave è che ci si sia sentiti in dovere di nascondere la cosa.
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