Visto con i nostri occhi
«Sulle rotaie» dei mantovani, in Costa Rica la storia è viva
Viaggio alla scoperta di chi nel 1887 partì per l’America centrale per costruire una ferrovia. Qualcuno si fermò, altri tornarono a casa. Una vicenda con collegamenti all’attualità
17/06/2019
«Non hanno generalmente che una valigetta e un sacco», scriveva il corrispondente della “Gazzetta di Mantova” il 15 novembre 1887 dal porto di Genova, presso cui 762 italiani, in prevalenza mantovani, stavano salpando per «fare del Costa Rica la loro America». Un lungo viaggio che li portò – insieme ai 670 arrivati cinque mesi dopo – a lavorare alla costruzione della linea ferroviaria che collegava la costa atlantica alla capitale San Josè. Era l’inizio di un’emblematica quanto drammatica storia d’emigrazione italiana, una vicenda finora poco analizzata in Italia, a eccezione delle ricerche pubblicate da Marco Gandini nel suo libro Questione sociale ed emigrazione nel Mantovano 1873–1896. Proprio quel libro e un’esperienza in Costa Rica nel 2009, grazie a una borsa di studio Intercultura, si sono trasformati nel punto di partenza di un lungo viaggio, inizio di una riflessione più ampia sull’attuale narrazione del fenomeno migratorio.
In un periodo storico dove più di due italiani su tre vorrebbero «meno o zero immigrazione» (dati Pew Research Center, 2017) e il dibattito sull’apertura delle frontiere è inquinato dalla paura e da rappresentazioni stereotipate, con la compagna di viaggio Rossella Rocchino ci siamo chiesti: «Che contributo possiamo dare per far sì che le idee che circolano sull’immigrazione siano più aderenti alla storia e alla realtà delle cose?». Anche da questa domanda è nato nel 2018 il progetto “Sulle rotaie dei tùtiles” (tùtiles è come vengono chiamati gli italiani in Costa Rica), un viaggio per riscoprire (e in parte rivivere) l’emigrazione mantovana in Costa Rica nel 1887, che presto speriamo di poter raccontare in un documentario. Un sogno che si è fatto viaggio grazie alla vittoria del Premio Fuori Rotta 2018 e al contributo di 75 donatori, che, tramite la campagna crowdfunding, ci hanno simbolicamente accompagnato prima, durante e dopo la partenza.
Il viaggio è iniziato nei primi giorni del 2019 salendo a bordo dell’Atlantic Sky, un’imponente nave cargo battente bandiera britannica che ci ha permesso di attraversare l’oceano e raggiungere l’America. Quindici giorni di navigazione in condizioni molto diverse da quelle che sperimentarono gli emigranti italiani a fine Ottocento. In Costa Rica ci aspettavano le due fasi successive del progetto: un percorso di 70 chilometri lungo la ferrovia costruita dagli italiani, che abbiamo ritrovato in stato di abbandono; le interviste a oltre 30 nipoti e bis nipoti di quell’emigrazione, orgogliosi discendenti di mantovani e rodigini ma ormai inconfondibili costaricensi. A unire i due elementi fondamentali del progetto è la vicenda del 1888, quando i lavoratori italiani piegati dalle condizioni climatiche estreme e dalle promesse disattese decisero di proclamare il primo sciopero di massa della regione. Dopo alcuni mesi di lotta, i lavoratori ottennero il rimpatrio o la possibilità di fermarsi in Costa Rica e portarci la propria famiglia. Metà di loro se ne andò, l’altra metà rimase.
Una volta tornati, il nostro obiettivo è ora anche quello di coinvolgere i cittadini delle comunità interessate da quell’emigrazione (Ostiglia e Sermide in primis), proseguendo la ricerca di discendenti e documenti. Chissà se riusciremo a trovare i lontani parenti di Tommaso Malavasi, che dopo lo sciopero venne raggiunto dalla moglie Carolina Belleli, entrambi di Poggio Rusco. O i familiari di Albino Aguzzi da Sermide, che si convertì in uno dei protagonisti dello sciopero. O ancora qualcuno che conosca la storia di Ariodante Boschini da Ostiglia, lavoratore della ferrovia e poi riconosciuto negoziante.
Sebbene ogni storia porti con sé cause e impatti diversi, abbiamo voluto tessere fili che individuano alcuni elementi comuni alle storie di emigrazione: la condizione di necessità di chi emigra (i mantovani erano soprattutto operai e braccianti messi in ginocchio dalla crisi del grano), la sua vulnerabilità all’arrivare in un Paese nuovo, il possibile arricchimento derivante dall’incontro. Tutto questo lo sperimentarono “i nostri bisnonni”. Scriveva la “Gazzetta di Mantova” il 15 aprile 1889, all’accogliere i più di 600 emigranti di ritorno: «Erano partiti allegri, baldanzosi, pieni di bei propositi e di speranze. Tornarono sfiduciati, disillusi, più poveri e indebitati di prima». Per mettersi in contatto con gli autori, è possibile inviare un’email all’indirizzosullerotaiedeitutiles@gmail.com. Foto, video e racconti del percorso (insieme agli aggiornamenti riguardo al progetto) sulla pagina Facebook “Sulle rotaie dei tùtiles”.
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