Visto con i nostri occhi
Tra gli «ultimi» di Roma è possibile trovare Gesù
L’esperienza dei ragazzi di Poggio Rusco impegnati come volontari in varie strutture: dalla mensa dei poveri al carcere di Rebibbia. Andare verso le periferie come chiede il Papa
27/08/2019
Non il “solito” campo. Quest’anno la Pastorale giovanile dell’Unità pastorale dei Dossi (parrocchie di Poggio Rusco, Villa Poma, Magnacavallo, San Giovanni del Dosso, Schivenoglia, Dragoncello–Stoppiaro) ha voluto rischiare. Ha voluto accogliere in prima persona l’invito di papa Francesco che ci chiama a scendere nelle strade, ad andare verso le periferie, a cercare l’ultimo, il dimenticato, il solo, quello che è allontanato da tutti.
Proprio a partire da qui hanno preso vita due esperienze di servizio a Roma: la prima, dal 25 al 28 aprile, ha visto protagonisti i giovani dell’ultimo anno delle superiori e gli universitari; la seconda, dal 28 luglio al 4 agosto, ha coinvolto i ragazzi dei primi anni delle superiori. Abbiamo pregato in strada e abbracciato molti clochard che passano la notte alla stazione Termini. Ci siamo svegliati all’alba, e armati di un sorriso forse un po’ assonnato e con il cuore aperto all’accoglienza, siamo andati lì per portare una brioche e un caffè caldo, per augurare un buongiorno, per scambiare due parole a volte in italiano o in inglese o in francese. Ci siamo scoperti fratelli e sorelle.
Ora le parole “clochard”, “senzatetto”, “barbone” per noi simboleggiano solo delle categorie perché dietro a quelle parole si nasconde il sorriso di Roberto, l’abbraccio di Michele, la lacrima di Margherita, la speranza di Camilla. Ci siamo seduti a tavola e abbiamo servito da mangiare presso la mensa “Giovanni Paolo II” a Colle Oppio, a centinaia di persone in difficoltà, provando a portare un sorriso accogliente, uno sguardo che non giudica, una parola che può dare conforto: seduti allo stesso tavolo non esistevano differenze. Abbiamo capito che molte volte la strada non è una scelta ma un’imposizione dettata da situazioni inaspettate o gestite male. In pochi scelgono la strada liberamente. Dalla strada con coraggio, fatica e fede si può uscire.
Abbiamo camminato di notte nelle strade romane, nei vicoli meno turistici e più umani e abbiamo incontrato chi di notte, sulla strada, vende il suo corpo. Con loro abbiamo pregato, ci siamo fatti raccontare le loro storie, ci siamo fatti raccontare la strada. Nei panni della “prostituta” abbiamo incontrato persone con sogni forti, con la voglia di amare davvero, con il coraggio di lottare per la vita e per la dignità. È strano, ma nei volti di Silvia, Linda e Sheela è proprio questo che abbiamo incontrato: dignità e voglia di amore. Guardandoci alle spalle possiamo dire che Dio si è fatto incontrare proprio lì: alle 2.30 del mattino, in mezzo a una strada mentre mano nella mano con una di quelle che il mondo chiama “prostitute” (per non usare termini più forti) pregavamo insieme con il Padre nostro. Affidando a Dio i sogni, le speranze, le paure e i progetti di queste ragazze.
Un altro incontro “forte” è stato al carcere di Rebibbia, dove abbiamo incontrato don Roberto Guarnieri, uno dei cappellani, mantovano di Ostiglia, che ci ha guidati all’incontro con alcuni detenuti. Con loro abbiamo chiacchierato, ci hanno raccontato storie di disagio e di speranza, di buio, e di quella luce che brilla ancora in ogni cuore, resiliente anche nell’anima che sembra più buia. Abbiamo vissuto la movida romana nel quartiere di Trastevere cercando di essere delle piccole “luci nella notte” per tanti giovani e non, che di lì passavano, attraverso l’evangelizzazione di strada. Proponendo a tutti i passanti, nessuno escluso, un momento di preghiera insieme. In un mondo che non ha paura di vendere morte, noi non ci siamo vergognati di proporre la vita. In queste esperienze abbiamo incontrato Gesù vivo e presente, specialmente nei più piccoli e nei più poveri. Tanto che possiamo dire: «Siamo stati testimoni sulle strade e per le strade, incontrandoti proprio nei crocicchi più nascosti».
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