Visto con i nostri occhi
Tra le macerie del sisma una solidarietà senza limiti
Le rovine mostrano una comunità segnata dall’esperienza che però prova a rialzarsi, grazie all’aiuto arrivato in questi mesi.
01/03/2017
Roberto Dalla Bella

Negli ultimi mesi, in seguito all’ondata sismica che ha devastato il Centro Italia, la Caritas diocesana di Mantova si è mossa con grande impegno per aiutare le popolazioni locali. Il terremoto ha deformato un’area di oltre 600 chilometri quadrati compresa tra Lazio, Umbria e Marche, causando circa 300 vittime e migliaia di sfollati. I progetti di assistenza sono stati promossi attraverso gemellaggi regionali nei quali Mantova è impegnata insieme a Como per sostenere le comunità di Norcia (Pg). Lo scorso 24 febbraio una delegazione diocesana ha visitato la zona per conoscere meglio i danni del terremoto e verificare la situazione attuale. Al viaggio hanno partecipato il Vicario episcopale mons. Paolo Gibelli, il direttore della Caritas di Mantova Giordano Cavallari e il parroco di Brusatasso mons. Egidio Faglioni. Erano presenti anche alcuni rappresentanti di associazioni mantovane, tra cui Alberto Righi di Confcooperative e Mario Lanzi di Cia Est Lombardia, realtà sindacale che opera a livello regionale. In questa pagina trovate il racconto della prima parte della giornata, alla quale dedicheremo spazio anche sul prossimo numero del giornale.

Mons. Boccardo: «Serve una ricostruzione umana»
La prima tappa è stata l’incontro con l’arcivescovo di Spoleto-Norcia Renato Boccardo, che è stato messo al corrente delle iniziative sostenute dalla Chiesa di Mantova, tra cui l’acquisto di tunnel agricoli per il riparo degli animali, l’invio di generi di prima necessità per gli sfollati e
l’allestimento di una tendostruttura proveniente da Brusatasso. Segni concreti di una solidarietà senza confini, fondamentale per aiutare la popolazione a resistere e ripartire. «Questa partecipazione è molto bella – ha detto l’arcivescovo – perché così la gente non si sente sola. Ciò che di positivo sta avvenendo dimostra la vera anima degli italiani».
Grazie agli aiuti ricevuti, molte attività si sono rimesse in piedi: un passaggio necessario per alimentare l’economia. Tuttavia, resta ancora molto da fare specie a livello sociale. «Serve una ricostruzione umana – ha sottolineato mons. Boccardo – non solo materiale. La gente ha perso ogni punto di riferimento: le case sono crollate, alcuni paesi distrutti e non c’è una sola chiesa agibile. Non è solo un monumento di arte e storia, ma un luogo in cui le persone si riconoscono e che ne rappresenta l’identità, perché qui hanno vissuto momenti importanti della loro vita».

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