Visto con i nostri occhi
Turismo «vicino», continuiamo a viaggiare
Come a noi manca il poterci muovere, alle città manca il calpestio delle persone. Riscopriremo gli itinerari «di prossimità». La parola alle guide, a Veronica Ghizzi e a Baia Curioni (palazzo Te)
29/04/2020
Stiamo vivendo un’intera stagione affacciati alle finestre delle nostre case, semplici spettatori di una vita che non vediamo l’ora di poter indossare di nuovo e riempire di tutte le cose che oggi immaginiamo. Come viaggiare, visitare, conoscere. Ci manca il vagare senza fretta per le solite strade del centro o per le vie sconosciute di città e paesi nelle scampagnate domenicali, nei viaggi di lavoro o di piacere, nelle vacanze organizzate da mesi.
E come a noi manca l’essere turisti, alle città manca il calpestio disordinato delle migliaia di persone che la vivono, l’attraversano, la abitano per qualche giorno. E le città, i comuni, i luoghi d’interesse culturale, i parchi e le riserve naturali soffrono la totale mancanza di prenotazioni. Gli alberghi e i bed and breakfast sono vuoti, i bar desolatamente chiusi, qualche ristoratore cerca di organizzarsi con le consegne a domicilio, i musei attendono la riapertura pensando alle misure per il distanziamento sociale.
Il turismo che si prospetta, almeno per i primi tempi, è un turismo di prossimità, di vicinanza, che di fatto aiuterebbe non poco l’economia del nostro Paese. Questo modo, per certi versi nuovo, di viaggiare verso mete vicine a casa, poco affollate, come i borghi e le piccole città, secondo uno stile esplorativo molto in sintonia con il “turismo lento”, di cui facciamo un esempio concreto in questa stessa pagina.
Uno dei settori più colpiti da questa emergenza sanitaria riguarda le guide turistiche. A Mantova sono un centinaio quelle abilitate, la metà di queste utilizza i tempi forti della ricezione per arrotondare. Per una trentina di loro, invece, questa professione è l’unico sostentamento. Ora, per chi è in regola, ci sono le ferie arretrate o la cassa integrazione. Oppure si lavora sulle mailing list, sui contatti vecchi e nuovi, sulle proposte da attuare non appena si potrà. «In questo momento così particolare – dice Cecilia Avanzini di Charta, cooperativa mantovana che progetta servizi socio–educativi –, sentiamo ancora più forte la voglia di raccontare la città e il suo incredibile patrimonio. Abbiamo deciso di rendere la nostra newsletter un piccolo giornalino d’arte, dedicato a Mantova, alle iniziative che programmiamo e a puntate fuori porta per conoscere i tesori di città a noi vicine».
Per quanto riguarda i musei, alcuni hanno aperto sezioni on line dove presentare i tesori delle collezioni d’arte, come il museo civico di San Sebastiano e palazzo Te. «È una condizione insolita – dice il direttore, Veronica Ghizzi, – per noi che siamo sempre aperti ai visitatori, feste comprese». Le sale affrescate, i giardini e i cortili che durante la primavera risuonavano della presenza delle scolaresche in gita, ora sono desolate e silenziose. «Un museo civico senza pubblico perde il valore della condivisone che gli è proprio. Per questo ci siamo attivati con contenuti nuovi per poter arrivare “a domicilio” e raccontare in modo semplice le opere che rappresentano al meglio le collezioni civiche. Questa è certamente un’opportunità per conoscere le opere da un’altra prospettiva». Nel progetto sono stati pensati degli appuntamenti divertenti per i più piccoli che, con l’opportunità del gioco, permettono di raccontare alcuni aspetti della decorazione delle sale e degli oggetti antichi.
E, sempre da palazzo Te, arrivano le parole del direttore della Fondazione, Stefano Baia Curioni: «Questo momento, così grave e triste, in primo luogo ci chiede di rispondere con parole vere, fatti, scelte, pratiche, più che con esortazioni. Noi lo abbiamo fatto raccogliendo le tante gemme che ci sono state lasciate in questi anni da chi ha lavorato con noi, spesso grandi artisti e importanti intellettuali. Le abbiamo raccolte e abbiamo provato, stiamo provando, a restituire a un pubblico più ampio di quello che ha frequentato le belle sale del palazzo. Una delle eredità di questi giorni sarà certamente la scelta di proseguire su questa strada editoriale per il futuro, con il progetto #sempreconTE, arricchendo la sezione Mnemosyne con tante nuove proposte che sono già in produzione».
Chiediamo al direttore anche uno sguardo più personale sul momento di sospensione che tutti stiamo vivendo. «Credo vada fatta attenzione proprio a custodire quanto di prezioso l’esperienza di questo particolare tempo ci può lasciare. Per esempio l’importanza dei pensieri che facciamo sugli altri: quanto contano nel determinare, sul piano degli immaginari, i nostri rapporti. Quindi, forse, una disciplina della nostra immaginazione. E poi, quasi ovviamente, la distanza, non solo come una formula di protezione, ma come spazio in cui si possa stagliare in modo ancora più preciso l’importanza dell’altro. Le folle trasformano gli uomini – Gustave Le Bon lo ha suggerito e dopo di lui Freud – in modi imprevedibili e incontrollabili. La distanza ci aiuterà a essere più pienamente consapevoli della ricchezza rappresentata dalla presenza, autentica, di uomini e donne, nelle loro differenze».
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