Visto con i nostri occhi
Un anno di volontariato, dono dei giovani a chi soffre
Il progetto della Caritas è rivolto alla fascia d’età 18-28 anni. L’obiettivo è creare una «cittadinanza attiva» che favorisca opportunità di servizio. Dal 2014 a oggi, convolti 18 ragazzi mantovani
01/07/2019
Trascorrere tempo al servizio di chi soffre per dare un aiuto concreto con la propria presenza, il proprio gratuito “esserci”: è l’anno di volontariato sociale (Avs), un progetto rivolto ai giovani tra i 18 e i 28 anni, non necessariamente in possesso della cittadinanza, voluto dalla Caritas italiana in collaborazione con le Caritas locali, tra le quali quella diocesana. L’obiettivo è quello di promuovere esperienze di servizio, di creare una “cittadinanza attiva” rivolta al prossimo in situazioni problematiche, di mettersi in contatto con gli “altri”, con i diversi, con gli ultimi, in un rapporto cristiano che favorisca il dialogo e la relazione, l’accoglienza e la tolleranza, l’aiutare chi sta vivendo nella difficoltà economica e nell’emarginazione. I giovani hanno nei loro cuori lo slancio necessario ad abbattere muri e pregiudizi e il volontariato sociale ha bisogno proprio di questo sguardo puro per essere più che mai efficace nel combattere e prevenire il disagio.
Il progetto a Mantova è partito nel 2014, in collaborazione con le altre Caritas della Lombardia. Ad oggi, si sono avvicendati 18 volontari, maschi e femmine, eterogenei come formazione e provenienza. Molti di loro si sono avvicinati a questa esperienza perché stavano vivendo un periodo di stallo, oppure di passaggio della loro vita, tra la fine degli studi e l’inizio del percorso lavorativo. Tra le aspirazioni che li hanno portati a prendere in considerazione il donare un anno della loro giovinezza al volontariato sociale ci sono sicuramente il mettersi alla prova, conoscersi meglio fuori da quella “comfort zone” che caratterizza la vita senza scossoni all’interno di una famiglia amorevole, il comprendere la persona che sta di fronte e che chiede aiuto, e soprattutto il riflettere su dove indirizzare il proprio futuro.
Alcuni di loro, finito l’Avs, hanno modificato il proprio percorso di studi per avvicinarsi al mondo del sociale, altri hanno confermato l’idea che avevano in precedenza grazie al lavoro sul campo. Altri ancora hanno intrapreso strade professionali diverse e a un primo sguardo lontane dall’esperienza fatta: in realtà è stato comunque un buon banco di prova nell’affacciarsi al mondo del lavoro, perché ciò che avevano vissuto aveva permesso loro di interfacciarsi e imparare a interagire con numerose persone e realtà diverse, in modo autonomo e responsabile.
In questo momento sono cinque i giovani che stanno svolgendo l’Avs con la Caritas diocesana. Sara è impegnata nell’Unità pastorale “La Riviera del Po” nella locale sede Caritas e alla Casa del Giovane dove cura anche il doposcuola e aiuta i bambini nei compiti. Uma e Fatema sono a Suzzara, e offrono il loro servizio presso il Centro di ascolto e all’interno dell’emporio alimentare. Erik e Riccardo sono impiegati al magazzino alimentare di Mottella dove avviene lo stoccaggio e la distribuzione di generi di prima necessità a livello diocesano. L’orario di lavoro è flessibile, e varia dalle 75 alle 100 ore al mese, da concordare con la struttura. Questo tipo di partecipazione è compatibile con lavori part-time o percorsi universitari che non hanno l’obbligo di frequenza, in modo da non diventare una parentesi entro la quale le esperienze e il cammino del giovane si mettono in stand-by e di fatto si rimanda ogni decisione al “dopo”.
I ragazzi che compiono questa scelta vengono formati dagli operatori Caritas. La formazione è un elemento indispensabile del percorso: mensilmente sono organizzati appuntamenti in collaborazione con la Caritas di Brescia, che ha numerosi volontari; viene loro data l’opportunità di confrontarsi in un gruppo più ampio. Il servizio può iniziare in qualsiasi momento dell’anno ed è previsto un rimborso delle spese sostenute per il suo svolgimento poiché il progetto è realizzato con il contributo dei fondi dell’8 per mille.
“Correlazioni” è il termine che l’Avs ha scelto come tema: relazione reciproca, quindi, intima corrispondenza fra due o più elementi, persone, volti, nomi, storie che diventano conoscenza dell’anima, senza distinzione alcuna di etnia, religione, sesso. Non a caso i giovani che si sono succeduti in questi cinque anni, pur lavorando per le finalità della Caritas e quindi cattoliche, professano diverse confessioni religiose. I giovani sono anche questo, è bene ricordarlo quando si fanno sterili generalizzazioni.
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova