Visto con i nostri occhi
Un cinema per tutti: i vent'anni del Capitol
Una delle sale diocesane della comunità taglia un traguardo prestigioso. Molti i cambiamenti affrontati nel tempo, ma la struttura mantiene lo spirito originario: favorire incontri e relazioni
14/05/2018
«L’amore per il cinema l’ho sempre avuto. Ci andavo fin da giovane una o due volte alla settimana. Poi il mio parroco di quegli anni, notando in me questa passione, arrivò a farmi la
proposta di diventare proiezionista. Potevo guadagnare qualcosa mentre terminavo gli studi. Se oggi sono qui, fu perché qualcuno mi diede fiducia e mi aiutò a mettere a servizio della comunità la mia passione». Chi parla è Matteo Pacchioni, il giovane responsabile della programmazione del cinema Capitol di Sermide, una delle “sale della comunità” della nostra diocesi.
l 2018 è un anno importante per questa realtà: festeggia, infatti, il ventesimo anniversario dell’apertura. La scelta fatta, fin dagli inizi, è sempre stata quella di restare al passo con i tempi. «Nel 2010 – precisa Matteo – comincia la fase della predigitalizzazione e cominciamo dalla prima delle due sale. Fu un investimento importante che ci fece ottenere un grande ritorno di immagine. In quegli anni ricevemmo visite da tutta Italia. In una conferenza a Bergamo sulle sale cinematografiche fummo invitati come relatori. Parlammo davanti a trecento persone e questo ci diede grande fiducia nel lavoro intrapreso. Una delle sale chiamate a “raccontarsi” era del centro di Milano, un’altra era di Bergamo, e poi noi, il cinema di provincia e di profonda periferia. Eravamo tra le prime venti sale italiane completamente digitalizzate. Ciò ci rendeva e ci rende ancora orgogliosi del lavoro fatto. Questa possibilità ci permise di proporre contenuti alternativi ai film, che ci portarono presto a programmare anche la visione di opere internazionali in diretta, concerti live, film documentari».
Poi arriva il 2013 e le case distributrici chiudono definitivamente con la stampa delle pellicole.
Tutto questo, anche in termini di costi e di impatto ambientale, fu una vera e propria rivoluzione. «La digitalizzazione – continua il responsabile della programmazione del Capitol – cambiò tutto, anche dal punto di vista economico. Il digitale cambiava radicalmente anche la nostra possibilità di programmazione. Tutto questo significò maggiore produzione di film, ma contestualmente anche la nascita delle multisala. Questi elementi hanno cambiato velocemente il mercato a seguito della necessità di avere molti più film a disposizione, a scapito però della qualità, che non poteva reggere all’enorme richiesta di prodotti da immettere sul mercato».
Intuiamo che il nostro interlocutore abbia colto però anche la grande valenza educativa del cinema e ce lo conferma chiaramente. «Dobbiamo educare le nuove generazioni al cinema – dice – e non solo a guardare il film dal proprio computer. Vedere un film con gli altri al cinema
ti “costringe” a non avere distrazioni. Sei obbligato a concentrarti, nel rispetto dell’opera
cinematografica che vedi e di chi sta vedendo il film con te. In un tempo in cui tutto sembra spingere a un uso individualistico di ogni cosa, la fruizione di un film insieme agli altri è un esercizio di comunità e di rispetto che rischia di andare perduto. Questa è la nostra mission educativa».
Un po’ provocatoriamente domandiamo perché uno spettatore dovrebbe andare nell’ultimo comune della provincia di Mantova, in un cinema di periferia. E qui Pacchioni è un fiume in piena. «La nostra programmazione è fatta a misura del pubblico – spiega –, a cui diamo assoluta qualità tecnica di visione del film, ma anche film in prima visione o vicinissimi alla data di uscita. Siamo un cinema a “misura d’uomo”. Abbiamo scelto di privilegiare la partecipazione delle famiglie anche con una mirata politica sui prezzi. Anche la cassa non è uno sportello, ma un luogo di relazione. Ci piace custodire quell’aria di famiglia che nelle grandi multisale non trovi. Da noi i volontari conoscono gli spettatori quasi uno a uno. Tutto questo è anche lo stile del bar, delle maschere che ti accompagnano, dello scambio di impressioni prima e dopo il film».
Il ventennale porterà anche novità significative. Viene segnalato il rifacimento del sito Internet e una serie di interventi di manutenzione che il passare del tempo ha resonecessari. «Vogliamo – dice ancora Pacchioni – un ventennale per tutti e non di élite! Ci saranno eventi culturali, incontri con autori e registi, ma anche qualche rassegna per filoni particolari come il comico e il cult». Mentre sta per finire la nostra intervista, Matteo precisa che tutto quello di cui ci ha parlato è il risultato di un lavoro di squadra che prosegue da molti anni, attraverso uno straordinario gruppo di volontari senza i quali nulla sarebbe possibile. Ci chiede di scriverlo assolutamente. Ed è quello che ci siamo proprio preoccupati di fare.
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