Visto con i nostri occhi
Una biblioteca 'capitale' presso il Seminario vescovile
Tra i tesori custoditi anche un fondo manoscritto dell’archeologo Giovanni Labus
07/04/2016

I volontari della Biblioteca del Seminario vescovile

Il 2016, un anno speciale per Mantova, Capitale italiana della cultura. Una novità introdotta dal ministro Franceschini a integrazione della Capitale europea della cultura 2019 che lo scorso anno Mantova ha mancato a favore di Matera e che spetta a ogni Paese membro della Ue soltanto ogni 14 anni. Un modo per far competere annualmente le eccellenze italiane con progetti in grado di vincere la competizione.
La città ha meritato questa nomina non solo per la grande bellezza artistica, ma anche per la ricchezza e la diversificazione delle sue istituzioni culturali, spesso molto antiche, con una lunga e prestigiosa storia alle spalle. È il caso di quelle diocesane, il Museo, l’Archivio e la Biblioteca, denominata Anselmiana, polo librario secolare formatosi dopo il Concilio di Trento, anche se l’impulso maggiore si è avuto nell’800 con numerosi, importanti lasciti. Ancora oggi la Biblioteca riceve e cataloga le donazioni di sacerdoti defunti (recentemente tra le più significative quelle di don Antonio Salvato, don Stefano Siliberti e mons. Benito Regis) e di privati che vogliano mantenere l’unità del loro patrimonio librario o semplicemente alleggerire la biblioteca di casa contribuendo a implementare una istituzione culturale di grande utilità per studiosi, seminaristi, sacerdoti, studenti della Scuola di Scienze Religiose e quanti vogliano o debbano fruirne. Vi sono orari di apertura pomeridiani tre volte a settimana che consentono il prestito e la consultazione di libri e riviste a tema prevalentemente teologico, ma con gli ultimi lasciti sono presenti importanti collezioni di altre discipline che arricchiscono l’offerta e identificano a futura memoria gli interessi culturali dei donatori.
Da alcuni anni è iniziato un ciclopico lavoro di messa in rete della biblioteca da parte di volontari appositamente formati secondo il sistema prescelto dalla Cei, compatibile con il sistema nazionale SBN. Particolarmente complessa la catalogazione del libro antico che ha recentemente trovato una propria sede. Tutto l’antico è raccolto in un’unica sala modernamente attrezzata, ma molti sono i libri che per avere un futuro necessitano di un restauro. I costi sono piuttosto impegnativi, ma non impossibili da sostenere anche da parte di un privato che voglia “adottare” un libro contribuendo a salvaguardare un settore culturale più nascosto, ma non meno importante.
Tra i tesori della biblioteca c’è anche un fondo manoscritto, appartenuto a Giovanni Labus, archeologo ed epigrafista, composto di 125 unità archivistiche, con documentazione redatta tra 700 e 800. Ad esso accedono studiosi e studenti per approfondimenti e tesi di laurea. Un fondo musicale, che ha preso avvio dalla istituzione della scuola di canto presso il Seminario diocesano, completa un quadro molto variegato. Esso è stato inventariato a stampa solo in minima parte, quella riguardante Lucio Campiani, compositore e organista del Duomo di Mantova. La parte restante è ancora registrata a mano.
Non è dunque eccessivo parlare di lavoro ciclopico a proposito della biblioteca, un lavoro che dovrà continuare tra libri contemporanei e di 500 anni e più, destinati, se restaurati e ben conservati, ad attraversare altri secoli, testimoniando non solo pensieri e idee, ma anche perizia tecnica e attenzione sia nell’esecuzione sia nella conservazione.
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova