Visto con i nostri occhi
Un «sì» che dona sapore alla vita
Venerdì 14 giugno, al Santuario delle Grazie, tre laici riceveranno il ministero dell’accolitato. È l’ultimo passaggio per diventare diaconi permanenti. A pochi giorni di distanza raccontano la loro storia
10/06/2019
Possono esserci tanti «Eccomi» nella vita, modi diversi di rispondere alla “chiamata” del Signore e seguire la propria vocazione. C’è chi diventa prete e si mette al servizio di una comunità parrocchiale. Oppure chi sceglie la vita consacrata, come frate o suora. Accanto a queste due prospettive molto conosciute, c’è un’altra strada che porta a un’esistenza piena nella fede. È quella del diaconato permanente, una figura “ponte” tra il sacerdote e i suoi fedeli. Questo ministero segna l’appartenenza, a tutti gli effetti, al clero di una diocesi e permette, a chi ne fa parte, di continuare a vivere da laico, cioè avere un lavoro e una famiglia (maggiori dettagli nel riquadro in questa pagina).
La Chiesa mantovana può contare su diciotto diaconi permanenti ai quali, l’anno prossimo, potrebbero aggiungersi altre tre persone. Si tratta di Emanuele Caleffi, Giuseppe Galli e Livio Martignano, 38enne di Castelbelforte: venerdì 14 giugno alle 20.30, durante la serata dell’”Oasi di spiritualità” al Santuario delle Grazie (Curtatone), riceveranno dal vescovo Marco Busca il ministero dell’accolitato. È l’ultima tappa prima dell’ordinazione diaconale vera e propria, un momento importante che arriva dopo un cammino di preparazione pluriennale.
Emanuele Caleffi, 49enne di Moglia, lavora come vigile urbano; è sposato con Daniela e ha due figli, Giacomo e Rachele. La scelta di diventare diacono permanente è nata grazie anche al suo servizio in parrocchia: «Mi sono sempre trovato bene a frequentare l’ambiente della Chiesa – racconta –: faccio il catechista, aiuto nei campi estivi, durante la Messa collaboro come lettore o nel servizio all’altare. Nell’avvicinarmi all’accolitato provo tante emozioni: da un lato, sento un forte sostegno verso l’ordinazione, dall’altro, sul piano spirituale, avverto maggiore consapevolezza rispetto al mio compito». Tra le persone che lo stanno sostenendo, ricorda il parroco don Alberto Ferrari, il delegato vescovile don Renato Zenezini e don Lorenzo Lorenzini, parroco di Gonzaga al quale è legato da una profonda amicizia. Anche la famiglia assume, ovviamente, un ruolo speciale nel cammino: «Mia moglie e i miei figli mi sostengono – aggiunge Caleffi –; sono incuriositi da questa scelta e mi hanno sempre seguito passo dopo passo».
L’impegno in parrocchia e il supporto della famiglia ritornano anche nell’esperienza personale di Giuseppe Galli, 56enne di Casalmoro, medico chirurgo all’ospedale “Carlo Poma” di Mantova. Collabora come ministro straordinario della comunione, organizza il gruppo dei lettori e fa parte della Consulta diocesana per la pastorale della salute. La prospettiva del diaconato è nata quasi casualmente, «sostenuta da un interesse di fondo» e accompagnata da due sacerdoti: il parroco di Casaloldo don Alberto Buoli e don Roberto Taccuso, collaboratore a Casalmoro («la mia guida spirituale», precisa Galli). Al suo fianco, la moglie Sabrina e i quattro figli Greta, Cecilia, Niccolò e Beatrice: «Mia moglie è presente totalmente – precisa – e partecipa a ogni mia scelta. Farei fatica a pensare di affrontare questo percorso senza di lei. Anzi, posso dire che è una cosa che completa il nostro matrimonio». Il cammino verso il diaconato sta cambiando radicalmente la sua vita: «Se mi guardassi indietro quasi non mi riconoscerei – aggiunge –. Per esempio, riesco a trovare un senso al dolore e alla sofferenza che vedo nel mio lavoro. Capisco che, oltre a quello che riusciamo a cogliere, c’è un senso più profondo nella nostra vita e non siamo noi i veri protagonisti».
Nella vita di Livio Martignano, 38enne ingegnere meccanico di Castelbelforte, c’è un momento preciso che ha lasciato il segno: la visione di un film su san Francesco d’Assisi. «Fin da bambino sono stato abituato a pormi delle domande – afferma – ma è grazie alla figura di quel frate che ho maturato la scelta di seguire in qualche modo il Signore. In Francesco scopro la sobrietà della vita, la novità del Vangelo e trovo la spinta a donarmi all’altro». A Castelbelforte, dove vive da undici anni, fa servizio durante la Messa e si occupa della catechesi degli adulti, ma il suo impegno in parrocchia nasce da lontano: a Giarratana (Ragusa), sua terra d’origine, faceva parte del gruppo animatori. Anche per lui, la famiglia è un aiuto fondamentale: la moglie Irene e i figli Francesco e Chiara Luce sono un vero riferimento. «Il diaconato non toglie nulla al matrimonio – sottolinea –, anzi è proprio nel matrimonio che nasce la diaconia, quell’essere servo per amore nel dono agli altri». Per vivere al meglio il compito futuro come diacono, si affida allo Spirito Santo: «È ciò che fa nuove tutte le cose – conclude - , nel senso che crea qualcosa di mai visto prima, una novità assoluta. Se ci lasciamo guidare, ogni cosa sarà nuova».
Emanuele, Giuseppe e Livio: nel loro “Eccomi” c’è il desiderio forte di mettersi al servizio degli altri, una presenza che arricchisce la nostra diocesi.
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