Visto con i nostri occhi
Un vescovo mite nella bufera risorgimentale
Con un convegno e una Messa in duomo è stato ricordato Giovanni Corti, a capo della Chiesa di Mantova dal 1847 al 1868, negli anni di tre guerre d’Indipendenza
17/12/2018
Nella giornata del 12 dicembre, presso la sala ovale dell’Accademia Nazionale Virgiliana, si è svolto il convegno dal titolo “La personalità umano-cristiana e l’opera di Giovanni Corti, vescovo di Mantova (1847-1868)”. L’iniziativa è stata promossa congiuntamente dalla diocesi di Mantova e dall’accademia stessa e realizzata grazie al lavoro di ricerca archivistica e studio analitico di un gruppo scientifico di sette ricercatori. Il soggetto del convegno, come lo stesso titolo suggerisce, è stato monsignor Giovanni Corti: nato a Pomerio (comune di Erba) nel 1897, sacerdote dell’arcidiocesi ambrosiana, parroco-prevosto di Besana (Monza e Brianza). Nel 1847, in pieno fervore risorgimentale, papa Pio IX lo sceglie per diventare vescovo di Mantova. Sarà tale per tutto l’avvincente e complicato periodo che porterà la nostra diocesi a diventare completamente italiana, liberandosi dal giogo austriaco. Tuttavia, per arrivare a questo risultato, il Mantovano dovrà soffrire sul suo suolo le tre guerre d’Indipendenza e i Martiri di Belfiore. Queste sciagure (e molte altre) emergono dallo studio dei documenti conservati negli archivi che i ricercatori hanno indagato. Dopo i saluti del vescovo Marco Busca e dei rappresentanti di Prefettura, Comune e Provincia di Mantova, è intervenuto il professor Giorgio Vecchio dell’Università di Parma per una relazione introduttiva su “La Chiesa italiana negli anni del Risorgimento”. Dopo di lui, hanno esposto il frutto delle loro analisi: il dottor Moreno Vazzoler, dell’Archivio storico diocesano di Milano, che ha illustrato tutto il periodo che ha portato il Corti dal Seminario all’episcopato; il professor Cesarino Mezzadrelli ha indagato i rapporti del vescovo Giovanni con il resto dell’episcopato lombardo; il professor Roberto Navarrini ha presentato una riflessione sui rapporti del presule con la società civile nel suo complesso. Nel pomeriggio ha esordito don Giovanni Telò tramite una ricca ed esaustiva relazione sulla realtà mantovana che ha potuto vedere e comprendere monsignor Corti. In seguito sono intervenuti: la professoressa Donatella Martelli, che ha analizzato i documenti conservati nell’Archivio Segreto Vaticano circa le visite ad limina, relazioni che i vescovi inviano periodicamente a Roma presentando lo stato delle loro diocesi; don Renato Pavesi ha esposto il pensiero filosofico e sociale del prelato mantovano circa i concetti di popolo e religione; l’autore di questo articolo ha argomentato sulla personalità e sul pensiero del vescovo Giovanni dai carteggi intrattenuti con i suoi preti. Dalla totalità degli interventi, monsignor Corti emerge come prudente, mite, di grande umanità, umile, conciliatorista nei confronti delle autorità civili, attento ai bisogni dei più poveri, amante della fraternità nel clero, paziente, intelligente, duttile e creativo: una personalità poliedrica tutt’altro che scontata o di secondo piano sullo scenario italico di metà Ottocento. Ospiti di questo appuntamento sono stati il vescovo emerito Roberto Busti, i parroci brianzoli di Buccinigo (parrocchia natale di Corti) e di Besana e due discendenti della famiglia Corti che ancora vivono nella casa natale del vescovo a Pomerio, dove il padre aveva una filanda, una delle prime industrie della zona. Al termine del convegno è stata celebrata una solenne liturgia eucaristica in Cattedrale, presieduta dal vescovo Busti e concelebrata dal vescovo Busca e da una decina di altri sacerdoti oltre che da un nutrito gruppo di fedeli. Momento particolarmente toccante è stato quando, impartita la benedizione, monsignor Busti e il resto dei chierici presenti si sono recati dietro l’altare maggiore a rendere omaggio e preghiera proprio sulla tomba del vescovo Corti, debitamente illuminata e ornata di fiori e coccarda tricolore. Il convegno rappresenta un passo importante negli studi sulla storia della Chiesa mantovana in quanto ha posto finalmente in primo piano la figura di questo vescovo e del suo modo di amministrare la Chiesa e di comprendere i segni dei tempi in un periodo di così gravi sconvolgimenti come è stato il Risorgimento mantovano.
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