Visto con i nostri occhi
Una «casa comune» senza sprecare nessuna risorsa
Don Manuel Beltrami, teologo e docente, spiega il significato di «etica», una parola molto comune e usata con disinvoltura, ma che causa a volte dei fraintendimenti
08/06/2017
Etiica è un tema ora ricorrente nel mondo della produzione. E per noi mantovani è d’interesse anche per le attività di produzione alimentare e il ricco paniere di prodotti destinati ai consumatori in Lombardia e nel mondo. L’uso della parola “etica” è a volte disinvolto, quasi fosse un avventuroso passe–partout. Perciò abbiamo intervistato don Manuel Beltrami, docente di Teologia fondamentale nel Seminario vescovile e all’Istituto superiore di Scienze religiose “San Francesco” di Mantova, per precisarne il significato ma anche cogliere le conseguenze operative. Queste sono utili quando si vogliano ottenere alimenti di qualità e sostenibili, come già accade nella nostra provincia, avvalorati e distinti dal marchio proprio dell’eticità.
Don Manuel, etica e profitto sono parole e pratiche in conflitto?
Non proprio, ma è utile risalire alla “cornice” della parola etica che riconosce l’esistenza di relazioni reciproche fra esseri umani tra di loro e con l’ambiente e la realtà trascendente, non dipendente da noi, ma da Dio. Etica richiama il principio di tutela e di responsabilità per prevenire le conseguenze delle diffuse miserie e povertà umane che poi si ribaltano sul creato, con le conseguenze che oggi largamente viviamo.
Quali sono i princìpi ai quali attenerci?
Tre princìpi, che richiamo attingendo alla Laudato si’ di papa Francesco, la sua recente enciclica sulla “casa comune” (2015). In primo luogo le persone, donne e uomini che siano, sono il fine primario della produzione, anche della produzione alimentare che giustamente è importante nel Mantovano. Il secondo principio è che anche l’ambiente è un fine, magari secondario, ma mai un mezzo né uno strumento. Il terzo, infine, è l’esistenza di due contraddizioni: lo spreco e il rifiuto. Azioni che sono contro l’uomo e l’ambiente, se assumiamo entrambi come fini.
Le chiedo alcune conseguenze derivate dai princìpi appena ricordati.
Ho chiamato il primo principio produzione e non produttività. Quest’ultima è un parametro di valutazione nei processi produttivi ma è il fine del capitale; questo invece deve rimanere un mezzo, mai un fine. Il secondo principio dice il ruolo dell’umanità rispetto all’ambiente che è di custodia, noi siamo i custodi dell’ambiente. Quanto a spreco e rifiuti dovremmo poter dire “non c’è nulla da buttar via”: sprechi e rifiuti sono una svalutazione del creato e contraddicono l’ambiente. L’obiettivo ultimo allora è l’assenza di ogni spreco e rifiuto.

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