Visto con i nostri occhi
Una città più aperta e creativa
Nella festa di sant’Anselmo, il vescovo ha pronunciato il tradizionale «discorso». C’è bisogno di persone «attente» che stimolino a guardare lontano e a costruire una cultura portatrice di senso nella storia
25/03/2019
Al centro della attuale crisi economica, politica e civile c’è innanzitutto una crisi di valori. Per guardare avanti occorre una nuova cultura, basata sul bene comune. È un invito a ripensare la vita sociale quello lanciato dal vescovo Marco Busca nel “Discorso alla città”, pronunciato in Seminario lo scorso 18 marzo, nella festa del patrono di Mantova sant’Anselmo.
Di fronte al panorama attuale, segnato da disoccupazione, giovani che non studiano e non lavorano e fragilità che rendono le persone più vulnerabili, il vescovo auspica una nuova «cultura dell’urbanità». L’espressione richiama un’idea di ordine, bellezza e armonia, che comprende anche le relazioni. Il modello è la Mantova rinascimentale dei Gonzaga che, nel luglio 1585, impressionò una delegazione giapponese formata da quattro giovani cristiani, ospiti del duca Guglielmo. Rimasero affascinati dall’atmosfera: «Ci è difficile dire con quanto onore – si legge nel resoconto – lui e il principe suo figlio ci trattarono».
La cultura dell’urbanità esaltata dai pellegrini giapponesi poggiava su alcuni elementi chiave, da riscoprire. Innanzitutto il legame con l’Europa e la politica: «La grande sfida delle nazioni – ha detto Busca – è favorire i processi per cui il mondo ritorni a essere tanto piccolo da includere tutti. La cultura dell’urbanità ci chiama alla convivenza tra diversi». Il secondo riguarda la vita sociale: «I Gonzaga si presentarono come un’aristocrazia culturale, erano ispiratori di una coralità urbana. Lo dimostra il fatto che la città intera partecipò a questo scambio culturale».
Così anche la condivisione di doni assume un valore profondo: «I beni materiali creano un ambito relazionale – ha continuato il vescovo –, ciò che è oggetto di scambio diventa un medium per creare incontro e appartenenze». Una riflessione che stride con la società moderna, in cui prevale l’individualismo: «Il rapporto io–tu è sostituito dal rapporto io–merce, rimandando il “noi” a un secondo futuro momento». Perciò, oggi è importante soprattutto farsi vicini alle persone più fragili: «I poveri non sono solo una categoria assistenziale – ha dichiarato Busca – ma il laboratorio dove si plasma una nuova architettura della convivenza civile». Nel Mantovano l’attenzione all’altro è marcata (si contano circa seicento realtà di volontariato), ma non bisogna abbassare la guardia. Difficoltà economiche, solitudine e depressione sono fenomeni diffusi, che rendono le persone vulnerabili.
Il terzo aspetto evidenziato da Busca è la cura dell’ambiente. L’uomo deve vivere in armonia con la natura, perciò c’è l’esigenza di arricchire le città moderne di spazi verdi, renderle «luoghi più sostenibili e gradevoli». Inoltre, occorre adottare stili di vita puliti, lenti, attenti ai bisogni reali: «pensare globalmente e agire localmente». L’ultimo elemento che contraddistingue la cultura dell’urbanità è la capacità di contemplazione. Busca ha ricordato che i giovani giapponesi furono invitati alla Messa solenne in Santa Barbara e nei giorni successivi parteciparono al Battesimo di un uomo. «La cultura ha un’anima spirituale – ha sottolineato il vescovo –. Alla luce di questo è essenziale che riprendiamo un ritmo di vita più sano, recuperare una sapienza del tempo».
Infine, il vescovo ha tratteggiato un cammino che può essere percorso dall’uomo contemporaneo. Punto di partenza è la cultura intesa come «organismo vivente che crea la coscienza di appartenere a un popolo». Per progettare il futuro servono persone “illuminate”: Busca le definisce «minoranze creative», cioè presenze di qualità. «Oggi ci occorrono leader positivi capaci di far rifiorire una cultura vivente e organica, che stimolino a mirare a qualcosa di più».
Non servono particolari talenti o investiture dall’alto. Anzi, chiunque può farsi promotore del rinnovamento: intellettuali di professione, insegnanti, anziani, famiglie, giovani, donne. Il valore centrale è la priorità dell’attenzione: alle cose, agli altri, alle novità. «È una virtù essenziale a chi vuole costruire il bene comune – ha affermato Busca –. Occorre un’aristocrazia degli attenti, un percorso che dà la precedenza alla realtà e respinge la fuga in un mondo virtuale». È fondamentale favorire la collaborazione tra persone e realtà del territorio per favorire la crescita culturale della società.
Nel giorno del patrono, il pensiero è andato anche a sant’Anselmo: fu maestro di civiltà, promotore di pace e sviluppo. «La Chiesa ha una lunga esperienza in umanità – ha concluso Busca – e si impegna a dire qualcosa che sia portatore di senso. L’orizzonte di una cultura vivente e organica, unificante, capace di alimentare una nuova cultura dell’urbanità credo sia ciò che può aiutare oggi la città a rispondere alle sfide del nostro tempo».

Il "discorso alla città" tenuto dal vescovo Marco Busca in Seminario nel giorno del patrono è disponibile, in versione integrale, sul sito della diocesi di Mantova. Per consultarlo basta cliccare qui.
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