Visto con i nostri occhi
Una comunità e la sua guida, per la più bella avventura
La nostra comunità aspetta il nuovo Vescovo per proseguire il cammino nel solco del Sinodo appena concluso
08/06/2016

Paolo Lomellini

Caro don Marco, nostro nuovo vescovo, mi permetto un tono confidenziale, così come avviene tra fratelli oppure come fanno i figli con un genitore. Può sembrare retorico dire che la nostra comunità ti aspetta per proseguire, con la tua guida, il suo cammino. E invece è una affermazione consapevole, che si è rafforzata negli ultimi anni con l’esperienza del Sinodo: ci ha insegnato la necessità del cammino comunitario e del mantenere permanente questo stile.
Come è la realtà della strada che abbiamo da percorrere insieme? Mantova e il suo territorio, come tutti, presentano delle caratteristiche specifiche: avrai tempo e modo di conoscerle. Mi pare invece più significativo ricordare alcuni tratti che in buona sostanza ci accomunano a tante altre zone del nostro Paese:
- un patrimonio di storia, arte e cultura che si è stratificato nel corso dei secoli;
- una radice rurale e contadina che, pur se in parte diluita o dispersa, mantiene ancora una eco riconoscibile nel nostro vissuto e immaginario collettivi;
- una crescita economica forte e rapida, nei primi decenni del dopoguerra, che ha portato a un benessere materiale prima impensabile;
- il benessere si è poi consolidato, al punto tale da sembrare incrollabile, e ha fatto crescere progressivamente l’individualismo e la secolarizzazione;
- lo stesso benessere ci ha allontanato da alcune tipologie di lavori e ha dato inizio a massicci fenomeni migratori;
- infine la crisi, a partire dal fatidico 2008, ha colpito duramente il nostro territorio che da anni vantava un tasso di disoccupazione tra i più bassi in Italia.
Certo dobbiamo avere la saggezza di non cedere ai catastrofismi, spesso di moda. La stessa saggezza dobbiamo averla per capire e accettare che siamo in una fase di declino vero, vissuto sulla pelle delle persone e non solo nelle narrazioni giornalistiche o politiche.
La crisi ci ha fatto aprire gli occhi? In parte sì, ma solo in parte! La “sbornia” dell’eccessivo benessere (il “baccanale dell’esteriorità” diceva Giuseppe Dossetti) forse è ancora lunga da smaltire, anche se siamo fiduciosi che con il tempo dovuto passerà.
Queste caratteristiche delle trasformazioni sociali, chiaramente, hanno attraversato e segnato anche la comunità dei credenti. Non fosse così saremmo una Chiesa disincarnata, un bel guaio per noi cristiani la cui fede si fonda sulla Incarnazione.
E dunque le trasformazioni sociali ci dicono qualcosa di importante anche sul versante della vita spirituale. Attraversiamo una fase di deciso assopimento della idea di altro, comunità, futuro e trascendente. Eppure coltiviamo la speranza di poter rimanere vigili e di poter suscitare un risveglio attorno noi. Lo faremo adesso assieme a te, carissimo vescovo don Marco, come abbiamo fatto con i tuoi predecessori. Con la speranza e la consolazione che si può essere in mezzo alle difficoltà e tuttavia: “Resta il dramma, ma è tolta la disperazione; resta il peccato, ma sovrabbonda la misericordia; resta la lotta, ma elevata al tono più alto della carità.
Con tutto il mondo non si compera una briciola di carità; mentre con una briciola di carità ho nel cuore quello che il mondo non può dare: la felicità”.
Sono parole che risalgono ad oltre 80 anni fa, scritte da una grande anima della nostra pianura che, dopo tante incomprensioni, fu definita da Papa Giovanni la tromba dello Spirito Santo in Val Padana. Parole di don Primo Mazzolari che troviamo nelle prime pagine del suo libro “La più bella avventura” che prima gli ha causato sofferenze e poi l’ha consacrato tra i precursori del Concilio.
Caro vescovo don Marco, eccoci! Continueremo con la tua guida spirituale fraterna e paterna il nostro percorso nella più bella avventura: quella di essere tutti insieme figli di un Padre la cui misericordia va oltre ogni nostro limite.
Un caro abbraccio nella preghiera da tutti i nostri lettori e tutta la comunità diocesana.
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