Visto con i nostri occhi
Una freccia nel bersaglio sbagliato
Dopo 13 anni torna il servizio dei treni ad alta velocità (ex Pendolini). La sperimentazione durerà fino a fine 2016
07/09/2016

Paolo Lomellini


Vedrà la luce in questi giorni, dopo essere stata anticipata qualche settimana fa, la ripartenza dei treni alta velocità (ex Pendolini, adesso Frecce) tra Mantova e Roma. Una sperimentazione da ora sino a fine 2016, dopo che un analogo servizio era stato sospeso 13 anni fa.
La notizia ha dato fiato all’idea che Mantova torni a “contare” qualcosa di più, grazie all’interessamento di questo o quel politico locale. Del
resto è inevitabile che su un qualche successo, grande o piccolo, vero o presunto, ci si voglia mettere su il cappello.
Guardiamo però i dati con un minimo di serenità e freddezza. Ci sarà ogni giorno una corsa di andata (partenza da Mantova
10,26)
e una di ritorno (partenza da Roma alle 14,30) entrambe della durata di circa tre ore. Analizziamo qualche caso “tipo”.
Chi deve andare e tornare da Roma per una riunione di lavoro (ministeri, enti pubblici, studi di consulenza, associazioni nazionali…) non potrà farlo in giornata e dovrà sicuramente mettere in conto una notte se non due di pernottamento nella capitale. Se uno vuole invece passare
a Roma qualche giorno (turismo, pellegrinaggi…) dovrà
mettere in conto due mezze giornate abbondanti per il viaggio.
L’esperirenza di noi cittadini “comuni” sembrerebbe insegnare che la via più rapida, efficiente ed economica per andare e tornare dall’Urbe resterà ancora l’alta velocità partendo da Verona o Reggio Emilia.
Insomma prima di sbandierarla come la conquista di un gran servizio per Mantova sarebbe saggia una buona dose di prudenza.
Il “flop” infatti rientra tra gli esiti
possibili, se non addirittura probabili. E in
questi tempi di vacche magre potrebbe essere poi una “buona scusa” per gli enti competenti per traccheggiare ulteriormente rispetto al
potenziare alcuni collegamenti (con Milano, Verona, l’Emilia) di cui Mantova ha
un gran bisogno.
Ovviamente mi auguro di essere smentito dai fatti, non ho la vocazione al disfattismo o al “tanto peggio tanto meglio”. Però ci sono tutti gli elementi per esprimere qualche riserva e sospendere il giudizio in attesa di qualche dato a consuntivo.
Ci sono questioni e obiettivi più urgenti e
cogenti. Sul versante di collegamenti e infrastrutture, come detto prima, altri sono i punti deboli che rendono a volte problematico il partire o l’arrivare di uomini, merci
e servizi nel mantovano.
Ancor più decisiva è la capacità di attrazione sociale ed economica del
nostro territorio.
Se questa continuerà a calare
(ne parliamo nel Forum alle pagine 6 e 7) allora anche la questione delle infrastrutture diventerà fra qualche anno obsoleta e superata dagli eventi, nel senso che non ci sarà più bisogno di potenziare alcunchè. Una prospettiva grama e preoccupante che, per essere scongiurata, richiede occhi aperti, piedi per terra e assunzione di responsabilità.
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