Visto con i nostri occhi
Una maratona solidale lungo l'Italia
Giovanni Malagutti, psicologo mantovano, ha attraversato il Paese a piedi. Tra i ricordi più significativi, i sorrisi e gli sguardi delle persone incontrate
18/06/2018
«Sicuramente questa esperienza mi ha cambiato tanto, anche se ho bisogno di tempo per metabolizzarla. Posso dire di aver scoperto il piacere di un sorriso spontaneo, un aspetto che contrasta il mio atteggiamento, di solito forte e gagliardo. Mi sono reso conto che a volte basta poco per far nascere un legame umano o trovare la forza di superare le difficoltà». La semplicità nelle piccole cose: Giovanni Malagutti, psicologo 62enne di Mantova, l’ha ritrovata tante volte in queste ultime settimane. Tra aprile e giugno ha attraversato a piedi tutto il Paese per un’iniziativa benefica che lui stesso ha organizzato: la “Camminata italiana”.
Più di duemila chilometri da nord a sud, per un totale di 58 giorni di viaggio. A ispirare una sfida tanto ambiziosa quanto affascinante è stato il desiderio di far riflettere le persone sui tanti bambini che vivono un’infanzia fatta di violenze, maltrattamenti e mancanza di cura. Malagutti li sostiene da tempo attraverso la sua fondazione che promuove i diritti umani dei bambini. In questo ambito è nata la rete “Diritti a colori”: la “Camminata” nasce proprio per toccare, in un solo itinerario, persone e associazioni che ne fanno parte.
Il progetto ha avuto anche altri fili conduttori. Camminare, ad esempio, favorisce uno stile di vita più sano e attento al benessere del corpo, da promuovere e diffondere. Inoltre, richiama le immagini delle migliaia di migranti che lasciano la propria terra e si mettono in viaggio, soprattutto in Africa, in cerca di un futuro migliore. Per questo, uno degli obiettivi dell’iniziativa era raccogliere fondi per un progetto benefico rivolto ai bambini del villaggio di Nagnimi, in Burkina Faso, affinché possano studiare, avere un’educazione adeguata e contribuire, un giorno, allo sviluppo del loro Paese. L’impresa di Malagutti è partita sabato 7 aprile, dalla splendida piazza Duomo di Firenze. Poi, attraversando la Toscana, l’itinerario in centro Italia per visitare Norcia, Amatrice e Accumoli, alcune delle zone più colpite dal terribile sisma dell’agosto 2016. Una tragedia che ha raso al suolo interi paesi e cancellato secoli di storia.
Gli effetti del terremoto sono ancora evidenti: è proprio in una di queste circostanze che Malagutti ha riscoperto il valore dell’incontro umano, fatto di poche parole e sguardi intensi. «Un giorno mi trovavo vicino ad Amatrice – racconta – e avevo perso l’orientamento. Sono salito fino a 1.600 metri, poi sono ridisceso a valle. In lontananza ho visto un uomo che lavorava in una discarica di detriti. Mi sono avvicinato, gli ho chiesto come si chiamasse quel paese e lui mi ha risposto che, dopo il sisma, il paese era stato distrutto e non ne restava nulla, ma un tempo si chiamava Campolungo. Ci siamo guardati ed è stato un momento molto emozionante. Ci siamo abbracciati, gli ho chiesto come si chiamava. Mi ha risposto “Cortellesi Giovanni”, con orgoglio. Nel vuoto di quei paesaggi, dove non c’era nulla se non detriti, incontrare una persona con quella forza mi ha insegnato molto».
In seguito, il percorso verso L’Aquila e Chieti, terre colpite a loro volta da un forte terremoto, nel 2009. Poi lo spostamento a Foggia per attraversare Puglia, Calabria e Sicilia, fino a Palermo. Da lì è iniziata la risalita: prima, in aereo fino a Napoli, poi a piedi toccando Mondragone, Gaeta, Aprilia. Una volta arrivato a Roma, Malagutti è passato per piazza San Pietro, dove ha ricevuto una lettera scritta da papa Francesco, con un messaggio di incoraggiamento e il regalo di un Rosario benedetto. «È stata l’esperienza più significativa per me – ricorda –: un’azione così semplice come camminare è stata vista dal Papa come uno strumento per costruire cose positive. Questa attenzione alla semplicità e alla concretezza non è comune, perché spesso le persone tendono a complicare le cose. È un concetto che ritorna spesso nelle parole di Bergoglio e in quel momento è emerso molto forte». Nella Capitale, Malagutti è stato accolto anche in Parlamento, poi si è rimesso in marcia verso la Toscana: Siena, Pisa, Pistoia, poi il passaggio in Emilia Romagna e l’arrivo, domenica 3 giugno, in piazza Mantegna a Mantova.
Una maratona infinita percorsa a piedi (con qualche rara eccezione) e in solitudine. Elemento non banale, che ha dato all’esperienza un significato ancora più profondo. «Essere da solo per così tanto tempo mi ha fatto sentire libero di calarmi nel paesaggio che avevo attorno. Ho visto panorami meravigliosi, che mi hanno dato grande gioia. Altre volte, invece, ho sentito la fatica di dover percorrere lunghi tratti senza alcun riferimento. In quei frangenti, conta molto l’aspetto mentale ed è grazie alla concentrazione che ho trovato le forze per andare avanti».
Camminare in lungo e in largo per l’Italia significa dipingere il volto del nostro Paese di oggi, fatto anche di contraddizioni. «Ho visto un Paese molto inquinato – spiega – e, a un certo punto, ho vissuto una specie di “viaggio all’inferno”, in una strada di campagna dove ho trovato ogni tipo di criminalità. Ho pensato che il degrado umano, quel “Terzo mondo” di cui sentiamo parlare, può essere più vicino di quanto crediamo. Però ho trovato anche tante persone meravigliose, con un’accoglienza spontanea. Questi incontri mi hanno dato coraggio nelle difficoltà e hanno arricchito il mio viaggio grazie al loro sorriso, l’entusiasmo, i messaggi di incoraggiamento. Nel complesso, la mia considerazione dell’Italia è positiva, ma dobbiamo tutelare meglio il patrimonio che abbiamo ricevuto».
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