Visto con i nostri occhi
Una nuova «partenza» per le unità pastorali
Incontro di formazione per i coordinatori diocesani presso il convento del Gradaro. Ripercorsa la storia e individuati alcuni riferimenti per un cammino comunitario
08/10/2018
I coordinatori e i moderatori delle unità pastorali della nostra diocesi si sono ritrovati lo scorso 26 settembre per una giornata di formazione presso il convento del Gradaro, a Mantova. Alla presenza del vescovo Marco Busca e del dottor Fabrizio Carletti, formatore del Centro studi “Missione Emmaus”, si è riflettuto insieme sulle motivazioni che devono e possono animare le unità pastorali e coloro che le guidano.
Dopo la preghiera iniziale e l’intervento di monsignor Busca, i partecipanti, attraverso dinamiche di confronto, si sono concentrati sulla visione di Chiesa che deve sottendere a questa scelta pastorale: l’ecclesiologia di comunione, frutto del Concilio Vaticano II. Non bastano infatti le iniziative comuni, non sono sufficienti le cose che si possono fare insieme se contemporaneamente non matura nei sacerdoti e nei laici la mentalità che dà valore alla collaborazione e al saper discernere insieme le scelte da compiere. Non si tratta di fare cose nuove, ma di fare nuove le cose, di cambiare stile di Chiesa.
Per capire da quale punto si è partiti, monsignor Paolo Gibelli, parroco dell’Immacolata a Suzzara, ha ripercorso la storia delle nostre unità pastorali, una storia fatta di documenti ma anche di confronto tra i preti. Il punto a cui siamo arrivati permette di riconoscere un terreno molto diversificato di unità pastorali nel quale occorre proprio sostenere il ruolo dei coordinatori–moderatori.
Don Renato Zenezini, parroco di Sant’Anselmo a Mantova, ha suggerito una lettura spirituale del capitolo 18 del libro dell’Esodo, dove il suocero di Mosè, Ietro, propone a suo genero di alleggerire il peso del suo ruolo con l’istituzione di uomini saggi e validi nel dirimere le questioni che venivano presentate. Chi sono oggi i nostri Ietro? A quali persone possiamo affidare fette importanti dell’agire pastorale per recuperare il ruolo di intercessori, per essere più essenziali e leggeri e così capaci di un vero coordinamento? Il dibattito e le dinamiche svolte lungo la giornata hanno contribuito a dare una lettura complessiva della Chiesa mantovana e in particolare delle unità pastorali. Esse sono luogo di Chiesa, nelle quali i soggetti coinvolti presentano bisogni, aspettative ma anche resistenze.
La giornata è stata indubbiamente utile. È stato un invito a ritornare alle fonti del proprio agire di sacerdoti. Tornando a casa ci si chiedeva però se bastano le motivazioni per far compiere un salto di qualità alla pastorale diocesana. L’impressione è che i momenti progettati e vissuti nelle unità siano ancora esterni rispetto alla pastorale ordinaria, fatta di tante cose portate avanti isolatamente nelle parrocchie. Forse bisogna reimpostare l’azione pastorale non aggiungendo le attività delle unità a quelle parrocchiali ma integrandole. Ci vuole una partenza nuova, possibile solo se i ministeri laicali si diffondono, crescono nella qualità e nella coscienza di Chiesa.
Non è ancora così. Siamo ancora ancorati al “Si è sempre fatto così” e ogni possibile cambiamento incontra forti resistenze. La vita di comunione tra i presbiteri sembra la via obbligata per sviluppare quell’azione che va oltre i confini parrocchiali e coinvolge necessariamente laici formati, uomini e donne di comunione veramente corresponsabili nella progettazione e nell’esecuzione dei vari servizi. Sembra una meta irraggiungibile in un contesto segnato da un forte individualismo. Anche nella Chiesa infatti l’“io” sembra più forte del “noi” e la comunione di cui ci si riempie la bocca non cresce effettivamente. Se è vero che la comunione è uno dei doni più importanti dello Spirito, siamo chiamati a invocarlo sempre nel nostro cammino di conversione.
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova