Visto con i nostri occhi
Una strada stretta ma possibile
Serve il coraggio del confronto e del dialogo per dirla con con la voce profetica Primo Mazzolari
04/02/2016


Sono passate le manifestazioni, pro e contro le conseguenze possibili della legge denominata Cirinnà, dal nome della sua proponente. Un bilancio non è e non può essere banalizzato. Io penso, anche se in genere poco indulgente rispetto le tendenze del Paese, che si possa comunque intravedere il proverbiale bicchiere mezzo pieno. È vero che in questa vicenda ci sono, qua e là, toni anche fuori dalle righe. Tuttavia, nel complesso, a me pare che l’andamento del dibattito è più composto rispetto la nostra storia passata. Su un tema etico non ci sono stati significativi ricatti o striscianti minacce di crisi di governo. C’è stato, almeno in parte, il riconoscimento della libertà di coscienza svincolata dalle appartenenze e dalle alleanze politiche.
A parte le enfatizzazioni del circo mediatico, per quanto può valere il nostro osservatorio, si riescono ad intravedere punti di equilibrio.
Da un lato una grande parte del Paese è ormai definitivamente convinta della necessità di garantire diritti sociali (assistenza in caso di malattia, reversibilità pensione, testamento…) alle unioni stabili anche se non si configurano come matrimonio. Per inciso, non è un caso che da più parti si veda e si rilegga la vicenda dei DICO del 2007 come una opportunità persa per una mediazione ragionevole.
Parallelamente appare diffusa (a prescindere dai convincimenti religiosi) una perplessità su altri aspetti che aprono la strada, direttamente o implicitamente, alla adottabilità dei figli da parte delle unioni civili, in particolare quelle omosessuali, per le quali si chiedono appunto più diritti e tutele.
La questione è delicata e sottile, perché in questo caso il diritto della scelta, da parte dell’unione civile, si sovrappone e può confliggere con quello di un soggetto più debole e bisognoso, il bambino.
È stato osservato, giustamente, che la politica rischia di rimanere disorientata, girandosi a fasi alterne da una parte o dall’altra.
Non sappiamo, su questo difficile crinale, se e come la politica troverà un punto di equilibrio. E non è, quest’ultimo, una variabile secondaria.
Ancor più decisivo è che il tono del dibattito rimanga negli ambiti della compostezza. Ambiti che, va ribadito, sono stati sinora più maturi che in passato.
Il bene del Paese richiede tante cose, ma certamente non ha bisogno di un nuovo “derby” tra guelfi e ghibellini, tra quanti pretendono l’esclusiva sulla volontà di Dio e quanti invece la reclamano sui lumi della ragione e della laicità.
È una strada stretta, difficile, che richiede coraggio. Il “Coraggio del confronto e del dialogo” per dirla con la voce profetica di Primo Mazzolari.
Ne saremo capaci? Lo scopriremo e sapremo solo nel prossimo futuro. Certo un pezzo di responsabilità, piccolo o grande a seconda dei casi, sta in tutti noi.
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