Visto con i nostri occhi
Una vita tra gli scaffali: «Sì, il libro ha un futuro»
Dopo 40 anni, Carla e Luca Nicolini hanno ceduto l’attività della «Nautilus». Intervista a tutto campo: le letture, il rapporto con la città, l’esperienza di fede
24/06/2019
Quarant’anni tra i libri, per Luca Nicolini e la moglie Carla Bernini, prima nel negozio in via Principe Amedeo, poi alla libreria “Nautilus”, in piazza 80º Fanteria, a Mantova. L’esperienza più
significativa è quella del Festivaletteratura, che ha visto Luca tra i fondatori (1997).
Luca e Carla hanno tante vicende da raccontare, dopo che, nei giorni scorsi, hanno ceduto la loro attività. Li incontriamo tra gli scaffali della “Nautilus”.
Nell’era di Internet, il libro è sul viale del tramonto?
Assolutamente no. Il mercato del libro digitale è in regressione, non ha avuto quel successo che si pensava. I giovani, in particolare, prediligono il libro stampato. Quando nelle scuole era emersa
l’idea di adottare il libro elettronico, l’opposizione più forte era arrivata proprio dagli studenti.
Com’è cambiato il mondo dei libri?
È cambiato moltissimo, non sempre in meglio. Tra le grandi case editrici spesso prevalgono gli aspetti commerciali, mentre gli editori mediopiccoli sono più preoccupati di scoprire i talenti e di curare gli autori per aree geografiche. Oggi poi si avverte la forte concorrenza delle vendite online.
Con il rischio che il lettore diventi un algoritmo...
Certo, perché l’azienda che opera su Internet dice: «Se tu hai acquistato questo libro, sicuramente sei interessato a quest’altro». Invece entrare in una libreria significa per la persona scoprire delle cose che prima non conosceva. E il libraio deve essere in grado di suggerire delle proposte.
Gli italiani, com’è noto, leggono poco. E i mantovani?
Dal nostro osservatorio possiamo dire che si è allargata la fascia degli utenti e al tempo stesso si è innalzata la qualità di ciò che si legge. La narrativa detiene il primato, ma anche la saggistica ha un
ruolo importante: storia, filosofia e spiritualità. Alla “Nautilus” ci sono quattro gruppi di lettura.
Un’ottima spinta certamente è arrivata dal Festivaletteratura.
Il Festival è nato come una scommessa e si è rivelato una grande opportunità, sia per i
frequentatori come per l’intera città di Mantova. Se si muove il mondo della cultura, tutti ne traggono dei vantaggi, soprattutto dal punto di vista della conoscenza. In seguito sono sorte altre importanti iniziative: basti pensare a “Trame sonore”.
Secondo voi, com’è Mantova?
La città non è più quella “bella addormentata” come spesso è stata dipinta. Mantova sa rispondere in modo coinvolgente. Per il Festivaletteratura riceviamo 1.300 richieste di persone che si offrono come volontari, ma poi riusciamo a soddisfarne solo 700.
Un po’ provinciali lo siamo rimasti...
L’essere provinciali è una caratteristica di ogni piccola comunità. La nostra preoccupazione è legata al fatto che il centro storico di Mantova ha perduto il suo ruolo. L’aver portato molte attività commerciali e uffici in periferia ha svuotato la città e ha impoverito le relazioni tra le persone.
Luca, mi risulta che lei, da ragazzo, scrivesse dei testi a macchina con la celebre Olivetti “Lettera 22”.
Sì, mi dilettavo a scrivere, fingevo di fare il giornalista. Anzi, mi sarebbe piaciuto svolgere l’attività giornalistica. Mio padre Giuseppe, impegnato in politica nel partito della Democrazia cristiana, mi ha trasmesso l’attenzione per la vita del mondo. Ero curioso, appassionato di sport, e lo sono tuttora. Avrei voluto andare in giro e scrivere, interpretare il mondo attraverso gli avvenimenti sportivi.
Luca e Carla, parliamo anche della vostra fede cristiana.
È un dono che abbiamo ricevuto, di cui non possiamo fare a meno. Ci è stato trasmesso dai genitori. Abbiamo trascorso il periodo della giovinezza negli scout cattolici, dove non sono mancati momenti di difficoltà riguardo alla fede. Il sostegno è arrivato da persone più grandi, per esempio da don Claudio Bergamaschi.
Possiamo aggiungere anche gli incontri con le comunità di don Giuseppe Dossetti e di Bose, con Enzo Bianchi?
Certamente. Le occasioni di conoscenza e approfondimento vanno cercate. Ma, alla fine, la propria fede va testimoniata, con i figli, gli amici, con tutti. La scrittrice Marguerite Yourcenar diceva che occorre «fondare biblioteche contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, vedo venire».
Secondo voi, quale clima si respira oggi?
Siamo preoccupati perché certi leader politici agiscono per mantenere un’egemonia in base al messaggio che lanciano e perché le persone sono attratte dalla paura e da semplificazioni terribili su realtà complesse. L’avvicinarsi alla cultura aiuta invece a essere attenti e a sapersi mettere continuamente in gioco. Non bisogna cancellare la possibilità di poter ragionare con la propria testa.
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