Visto con i nostri occhi
Veri e falsi profeti
Le povertà e le ingiustizie insostenibili non rimangono più nel dimenticatoio e finiscono sempre più al centro dell’attenzione per essere ostracizzate e demonizzate, dipinte come le cause di tutti, o quasi, i mali della nostra società.
01/03/2017

Paolo Lomellini

L’uomo spesso tende a una sorta di repulsione per i mali del mondo: dolore, ingiustizie, miserie, malattie, morte. Avviene a livello sia personale-individuale sia sociale-collettivo. E così a volte operiamo un processo di rimozione psicologica (ad esempio verso la morte) altre volte invece il nostro atteggiamento di ripulsa assume i contorni della demonizzazione. Quest’ultimo attegiamento avviene oggi, a livello collettivo, nei confronti delle povertà mondiali che sono sempre più evidenti grazie ai mezzi di comunicazione e tangibili attraverso il fenomeno delle massicce migrazioni. Le povertà e le ingiustizie insostenibili che stanno scuotendo l’ordine mondiale non rimangono più nel dimenticatoio, come poteva avvenire nel passato. Adesso finiscono sempre più al centro dell’attenzione per essere ostracizzate e demonizzate, dipinte come le cause di tutti, o quasi, i mali della nostra società.
Nelle cronache del nostro tempo sono sovrabbondanti gli esempi di questa tendenza. Occorre segnalare che l’argomento è uno di quelli che causa una certa insofferenza, o anche disapprovazione, nei confronti del magistero di Francesco. I “capi d’accusa” sarebbero una inclinazione eccessiva al terzomondismo, alla solidarietà, ai poveri… insomma l’accusa (di gran moda oggi) di troppo “buonismo”.
Tra quanti si esercitano in queste critiche va anche annoverato uno dei protagonisti attuali delle scene politiche, un giovanotto arrogante e disinvolto, piuttosto vuoto di cultura e idee quanto generoso nel sobillare sentimenti cattivi o mediocri. Fece scalpore tempo fa con l’iniziativa di magliette con la scritta “Il mio Papa è Benedetto” affiancata da un’immagine caricaturale di Francesco. L’episodio in quanto tale non meriterebbe una particolare attenzione se non ci fosse qualche fondato sospetto che esso rappresenta, seppur in modo provocatorio ed esasperato, una mentalità che sta prendendo piede.
In realtà Bergoglio, in particolare sui temi sociali, è in piena sintonia e continuità con i suoi predecessori. Per questi improvvisati “cultori” del pensiero di Joseph Ratzinger si potrebbe consigliare la lettura della sua Enciclica sociale “Caritas in veritate” per capire che le preoccupazioni del Pontefice in carica erano e sono anche quelle del suo predecessore. La “Caritas in veritate”, in particolare, contiene numerosissimi riferimenti a Paolo VI e alla sua Enciclica sociale del 1967, la “Populorum Progressio”. Quest’ultima si è rivelata davvero profetica nel cogliere i rischi di uno sviluppo disomogeneo e iniquo; ne trovate un piccolo ma significativo saggio nella rubrica “Granelli di Senape”. Sì, l’ingiustizia e le disuguaglianze possono sembrare permanenti e ineliminabili, sempre e comunque giustificabili. Ma prima o poi la collera dei poveri e il giudizio di Dio vengono fuori… (ripeto è Paolo VI, non il modesto sottoscritto).
Siamo in un’epoca ricca di falsi profeti; del resto, come ci avverte il Vangelo, è un rischio sempre presente. Tuttavia abbiamo la consolazione che non mancano voci e parole davvero profetiche. Con un po’ di impegno, onestà intellettuale e bontà d’animo si possono trovare, anche abbastanza facilmente.
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