Visto con i nostri occhi
Verso città attente al «ben-vivere»
Leonardo Becchetti, docente universitario ed editorialista di «Avvenire», è stato ospite a Porto Mantovano. Ha proposto alcune idee concrete per favorire uno sviluppo più etico e sostenibile
15/04/2019
L’immagine di un’auto finita fuori strada a causa della foratura di due dei quattro pneumatici è un modo semplice per comprendere il paradigma dell’economia civile, dove il progresso sociale verso il bene comune ha bisogno di quattro ruote gonfie. Le prime due, mercato e istituzioni lungimiranti, non sono sufficienti se non vengono affiancate da una cittadinanza attiva e da imprese responsabili.
Da anni Leonardo Becchetti, docente di Economia politica all’Università Tor Vergata di Roma, si sta occupando di ricerche sull’economia civile, di finanza etica e responsabilità sociale di impresa. È conosciuto e apprezzato come editorialista di “Avvenire”, oltre che per i suoi molteplici impegni in Banca etica e nella Scuola di economia civile. In occasione della Settimana sociale dei cattolici, nel 2017, ha iniziato una ricerca a livello nazionale per individuare quelle realtà aziendali capaci di creare valore economico e occupazione di qualità. Becchetti è intervenuto il 4 aprile scorso a Porto Mantovano sul tema “Le città del ben–vivere: idee e proposte per le amministrazioni locali”, accogliendo l’invito dell’associazione Vivere Porto.
È stata l’occasione per illustrare alcuni princìpi ed esperienze concrete per una crescita economica sostenibile. Ma ha anche spiegato che la soddisfazione di vita delle persone, legata alla prosperità economica di un Paese, si deve reggere su altre dimensioni. La felicità dipende da condizioni personali che aumentano le nostre potenzialità e capacità (reddito, salute, istruzione). Dipende anche da condizioni territoriali che rendono possibile la nostra libera iniziativa (assenza di corruzione, qualità delle amministrazioni, libertà d’impresa), ma anche da un “ultimo miglio” da percorrere che passa dalla nostra personale capacità di attivarci (qualità della nostra vita di relazioni, gratuità).
Potremmo essere al top di reddito, salute e istruzione, potremmo vivere nel migliore dei Paesi possibili dal punto di vista delle condizioni di contesto, ma se passassimo la giornata “buttati sul divano”, se mancasse un “ultimo miglio”, ovvero la “generatività”, non arriveremmo mai a essere felici. Generatività è la capacità e la responsabilità di contribuire al benessere altrui con la nostra vita. È partecipare alla vita di un’impresa, di un’organizzazione a movente ideale. Significa creare relazioni e affetti, interessarsi attivamente alla vita civica e politica locale e nazionale (e dell’Europa).
Il ben–vivere non è quindi fatto solo di stile e buon gusto, di paesaggi e borghi, ma si basa soprattutto sulla qualità nelle relazioni e nella solidarietà. E se la nostra società attuale è preda della paura e dell’insicurezza non motivate, bisogna contrapporre accoglienza, cooperazione e fiducia. La tesi di Becchetti è che solo cooperando, solo con l’inclusione, si ottiene un risultato nella vita personale, economica e sociale che risponde alla logicadell’“1+1=3”. Al contrario, se prevale il conflitto(con lo straniero, con l’Europa, con il robot chetoglie lavoro), la logica del rancore e della paura del futuro darà come risultato “1 contro1, minore di 2”.
Siamo quindi di fronte a un bivio culturale, prima ancora che economico e sociale. Chi amministra e governa dovrà essere consapevole che la felicità, il senso della vita, la generatività, dovranno essere sempre più temi centrali nelle politiche economiche nazionali e locali. Così la vivibilità di un territorio non sarà più misurabile solo con indicatori economici, ma si baserà anche sulla capacità di accoglienza, di cura per l’ambiente, di impegno civile. Si misurerà sulla capacità di offrire posti di lavoro, legalità, salute e servizi alla persona. Già oggi questi indicatori sono stati utilizzati da Becchetti per la ricerca sul “Ben–vivere nei territori”, pubblicata da “Avvenire” il 29 marzo scorso e presentata nella serata a Porto Mantovano. Indubbiamente offre spunti interessanti per la politica nazionale e locale, come è il caso dell’indicatore sulla “responsabilità civile di territorio”, una misura dei comportamenti virtuosi delle amministrazioni, delle imprese e dei cittadini.
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