Visto con i nostri occhi
Verso una nuova cultura dell'affido
Il Centro di aiuto alla vita lancia un progetto rivolto a giovani, adulti e famiglie. Iniziative nelle scuole, cineforum, incontri di formazione: si punta a promuovere l’accoglienza dei minori
10/12/2018
«Fiducia» è la parola chiave su cui si fondano i rapporti umani più profondi. Le persone che per noi hanno un posto speciale sono coloro nelle quali riponiamo la nostra fiducia, a cui chiediamo consigli e ci affidiamo nei momenti più importanti della vita. È un valore prezioso che richiede attenzione e sensibilità per crescere nel tempo. Specie per chi proviene da situazioni negative e ha vissuto esperienze traumatiche: fidarsi degli altri, in contesti simili, può risultare difficile. È proprio su questo sentimento che fa leva “Mi fido di te”, la nuova proposta del Centro aiuto alla vita di Mantova per sensibilizzare la comunità sul tema dell’affido famigliare. Il progetto, che coinvolge anche il Comune, la Fondazione Comunità Mantovana, l’Inner Wheel club di Mantova, il Rotary club di San Giorgio e la Fondazione Marcegaglia onlus, prevede iniziative di vario tipo rivolte a giovani, adulti e famiglie. A prescindere dall’età, per un minore l’allontanamento dalla propria famiglia è un’esperienza delicata che si rivela però necessaria in contesti difficili, quali situazioni di abusi e maltrattamenti. Può essere anche un supporto per le donne sole vittime di violenza che, grazie al Centro aiuto alla vita, stanno affrontando un percorso di reinserimento verso il reinserimento nella società e la piena autonomia. Nel 2017 sono 23 le persone che si sono rivolte all’associazione, che dal 1981 segue e accompagna donne, madri e famiglie in condizioni di fragilità. Un impegno sostenuto anche da Regione Lombardia che nel 2014 ha riconosciuto il Centro aiuto alla vita di Mantova come Centro antiviolenza. «Il progetto “Mi fido di te” nasce dalla collaborazione tra il Centro aiuto alla vita – afferma la vicepresidente, Maria Luisa Costa – e il Servizio affidi del Distretto di Mantova. Prevede diverse azioni per favorire la sensibilizzazione e la conoscenza dell’affido come modalità che può contribuire a sostenere le famiglie in difficoltà nell’accudimento dei minori». L’iniziativa è stata presentata lo scorso 1º dicembre durante un convegno al Teatro Ariston di Mantova e comprende vari eventi: incontri nelle scuole (da dicembre ad aprile), una rassegna di film sul tema dell’accoglienza al cinema “Mignon” (dal 10 gennaio), oltre a un percorso di formazione (tra marzo e aprile) pensato apposta per le famiglie affidatarie. «Il filo conduttore è la fiducia che, in una situazione di affido, si deve creare tra tutte le persone coinvolte – continua Costa –: le madri, che possono contare su qualcuno che si prenda cura dei figli; i minori, seguiti in un percorso educativo di crescita e aiutati a superare eventuali traumi del passato; le famiglie affidatarie, supportate dal Centro aiuto alla vita e dalle istituzioni del territorio per svolgere al meglio il proprio compito di sostegno». Il progetto è rivolto a tutti i cittadini, con un occhio di riguardo per i giovani, perciò sono previsti incontri con gli alunni di alcuni istituti superiori mantovani: il “Bonomi-Mazzolari”, il “Manzoni”, il “Giulio Romano”, il “Virgilio”, l’”Isabella d’Este”. Durante gli incontri saranno affrontati tematiche differenti: fiducia, accoglienza, relazioni umane, attenzione all’altro. «I ragazzi possono aiutarci a diffondere il messaggio – sostiene la vicepresidente del Centro aiuto alla vita –, cioè sensibilizzare sul tema dell’affido. Inoltre, un giorno anche loro saranno genitori: è come gettare oggi un seme per far nascere domani possibili famiglie affidatarie». In Italia, secondo un’analisi del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (dati aggiornati al 2014), i minori che vivono fuori dalla propria famiglia d’origine in Lombardia sono circa 4.200: la maggior parte (il 52,4%) sono affidati a famiglie, gli altri sono accolti nelle comunità. Andando più nel dettaglio, si colgono alcuni aspetti interessanti: nelle comunità, i maschi sono in genere più numerosi delle femmine, mentre si equivalgono quando si tratta di affidi a famiglie. La maggior parte dei minori in questione sono di nazionalità italiana; gli stranieri rappresentano una quota significativa (il 41,8%) nelle comunità, che diventa molto inferiore (il 19,3%) quando si tratta di affidi a famiglie. Rispetto al passato, oggi sono diffuse varie modalità di affido, anche part-time, come nel caso di donne seguite dal Centro aiuto alla vita che hanno trovato un impiego e hanno bisogno di qualcuno a cui lasciare i figli durante l’orario di lavoro. È un’urgenza sempre più diffusa, perciò è necessario sensibilizzare sul tema, affinché sempre più persone siano disponibili ad aiutare e accogliere bambini e ragazzi in difficoltà.
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