Visto con i nostri occhi
Vicini agli altri nella sofferenza, uno spirito che si diffonde
Oltre cento iscritti hanno frequentato il corso diocesano per i volontari che assistono malati o persone diversamente abili. Consolare vuol dire offrire aiuto spirituale
10/06/2019
Visitare gli infermi e consolare gli afflitti: opere di misericordia (rispettivamente, corporale e spirituale) che coinvolgono un numero crescente di persone nella nostra diocesi, impegnate al fianco di sacerdoti e diaconi al servizio di chi soffre. Lo dimostrano i 112 iscritti che hanno partecipato al corso promosso dalla Consulta diocesana per la pastorale della salute, in collaborazione con il Centro camilliano di Formazione di Verona. I sei incontri in calendario, partiti il 9 marzo e conclusi il 1º giugno, si sono svolti nel Seminario vescovile e in altre cinque sedi del territorio, collegate in videoconferenza: Asola, Castellucchio, Castiglione delle Stiviere, Pieve e Suzzara.
Il tema centrale del percorso era l’arte della consolazione, cioè quel sentimento di sostegno e conforto da manifestare verso chi soffre, siano questi malati e diversamente abili oppure persone toccate dall’esperienza del lutto. Attorno a questo argomento, i singoli incontri hanno toccato elementi diversi. Nel primo appuntamento (9 marzo) si è parlato di salute e salvezza come ambiti strategici della persona, con particolare attenzione per il significato medico, spirituale e relazionale. In seguito (23 marzo) l’accento è stato posto sul vissuto del malato (il significato della malattia, le sensazioni provate da chi ne è colpito), la malattia come limite e la negazione del limite. Il cammino è proseguito con un incontro sui processi comunicativi (6 aprile), mentre altri due appuntamenti (4 e 18 maggio) hanno riguardato l’importanza dell’ascolto nella relazione di aiuto e il valore umano del prendersi cura (accompagnamento, prossimità, vicinanza, gesti di cura).
Come detto, il corso si è concluso il 1º giugno con un incontro comune presso l’aula magna del Seminario vescovile di Mantova. Durante la mattinata è stata fatta una sintesi condivisa degli aspetti più significativi affrontati lungo il cammino. I presenti, inoltre, hanno potuto ascoltare e apprezzare le testimonianze dirette di alcuni operatori e volontari di varie realtà presenti nel territorio mantovano e impegnate al fianco dei malati: Unitalsi, Avulss, Centro volontari della sofferenza, associazione “Maria Bianchi”.
All’incontro finale era presente anche il vescovo Marco Busca, che nel suo intervento ha manifestato il proprio apprezzamento personale per l’iniziativa. Il vescovo ha sottolineato la scelta di organizzare gli incontri in varie sedi della diocesi (per facilitare la frequentazione degli iscritti) e la forte interattività dei partecipanti, che hanno potuto lavorare in gruppi sui temi affrontati e proporre ai docenti eventuali domande e perplessità. Inoltre, Busca ha messo in luce la grande attualità della tematica svolta, che vede emergere il ruolo dei laici impegnati, accanto ai parroci e diaconi, a consolare gli afflitti. Il vescovo ha quindi incoraggiato fortemente i partecipanti a mettere a frutto quanto imparato nel corso esercitando l’arte della consolazione verso malati, diversamente abili e persone colpite da un lutto.
Il territorio della nostra diocesi è pieno di esperienze significative in questo ambito, molte delle quali proseguono da tempo. Accanto a queste, ne nascono di nuove come il “Gruppo della consolazione” avviato dalla parrocchia di Castellucchio nel 2018. L’iniziativa è partita nel maggio di quell’anno su invito del vescovo Marco Busca ed è entrata nel vivo nei mesi successivi: lo scorso 10 febbraio, in occasione della Giornata del malato, il servizio è stato presentato ufficialmente alla comunità dal parroco don Marco Bighi, durante la Messa.
Del gruppo fanno parte quindici ministri della consolazione, otto dei quali hanno partecipato al corso di formazione diocesano. I volontari del gruppo sono persone che vivono con responsabilità il proprio cammino di fede in parrocchia, in modo che la carità sia sostenuta dalla Parola, dalla preghiera e dai sacramenti. Per offrire un servizio utile al prossimo, è fondamentale la consapevolezza di essere parte di un gruppo che vive la comunione e si muove per conto di tutta la comunità.
Sono una sessantina le persone della parrocchia assistite finora dal “Gruppo di consolazione” di Castellucchio, a conferma di una presenza che si sta facendo conoscere nel territorio e viene apprezzata degli abitanti. Per evitare l’isolamento e favorire le relazioni umane, lo scorso maggio il Rosario quotidiano è stato pregato anche in alcune case dove abitano malati e persone che soffrono. Inoltre, quando possibile le persone in difficoltà sono accompagnate a Messa dai volontari del “Gruppo di consolazione”.
Per chi fa parte del gruppo, la persona presa in carico diventa parte della famiglia ed è accolta e ricordata con la preghiera. La relazione che nasce non si limita alla visita saltuaria, ma è alimentata anche da altri scambi (telefonate, ricorrenze, rete di amici). L’aiuto diventa un’esperienza significativa anche per chi lo offre; viene in mente una frase di san Paolo: «C’è più gioia nel dare che nel ricevere». La speranza è che l’esperienza della parrocchia di Castellucchio possa radicarsi ancora di più e ispirare per il futuro altre comunità, affinchè sempre più persone decidano di sostenere chi vive nella sofferenza.
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