Visto con i nostri occhi
Virus, occupazione a rischio. Serve un progetto di sviluppo
Il blocco delle aziende ha coinvolto circa 50mila lavoratori. L’emergenza mette in crisi la produttività. Per il futuro investimenti in ogni ambito: dalle imprese alla vita sociale
28/04/2020
Lo tsunami rischia di lasciare solo macerie in una provincia già provata da una dura crisi economica. La prospettiva di riaprire in maggio alcune attività, dopo un mese e mezzo di stop per l'emergenza coronavirus, spinge a riflettere sulla situazione del territorio mantovano. Da una parte, nell'immediato, occorre far fronte alle difficoltà delle imprese e al probabile aumento della disoccupazione. Dall'altro, in uno scenario a medio-lungo termine, bisogna ragionare sul futuro per favorire lo sviluppo dell'economia. Secondo Dino Perboni, segretario generale della Cisl “Asse del Po”, non c'è tempo da perdere e l'impegno chiama in causa tutti i soggetti del territorio: istituzioni, aziende, organizzazioni di categoria.
La sua analisi parte da una fotografia della situazione attuale: «Oltre un terzo delle imprese mantovane ha chiesto la cassa integrazione – spiega – e, se consideriamo anche gli autonomi, i lavoratori coinvolti nella crisi sono circa 50mila. Di questi, bisogna vedere quanti rientreranno in attività perché buona parte non può usufruire di ammortizzatori sociali. La pandemia ha colpito in particolare il terziario, un settore che in passato aveva tenuto bene, nonostante alcune flessioni». Ora diventa complicato capire come tutto si svilupperà, perché la situazione è legata a un'emergenza sanitaria, non a una crisi di mercato tradizionale. «È possibile che l'aspetto sanitario influenzi in futuro il comportamento delle persone – continua Perboni – perciò non è semplice valutare la ripresa. Anche perché molte imprese come bar, ristoranti, locali e attività legate al turismo prevedono un forte assembramento di persone. Ecco perché nell'immediato serve liquidità alle aziende e ammortizzatori sociali per i lavoratori».
Non solo misure rapide e tempestive, perché in gioco c'è molto di più. Il coronavirus sta cambiando diversi aspetti della vita quotidiana e il suo impatto sul nostro futuro potrebbe essere ancora più profondo, sia a livello sociale sia soprattutto lavorativo. «L'economia dovrà riorganizzarsi al suo interno per far fronte a questa rivoluzione – afferma il segretario generale della Cisl “Asse del Po” – con conseguenze sui cicli produttivi e sulle abitudini delle persone. Le aziende, per esempio, dovranno evitare l'assembramento degli operai nei reparti e negli uffici andranno riviste modalità di accesso e distanze tra gli impiegati. Potrebbe essere una buona soluzione istituire orari diversi di lavoro e turni alternati, in modo da ridurre le presenze. Negozi e luoghi pubblici, inoltre, dovranno adattare gli spazi alle nuove disposizioni per garantire la sicurezza».
Il coronavirus non scomparirà da un momento all'altro, perciò occorre conviverci e gestire la situazione. «Servono investimenti pubblici ingenti e in vari ambiti – aggiunge Perboni – per adattare i comportamenti sociali, l'organizzazione del lavoro e anche gli spostamenti dei cittadini. Penso, per esempio, ai mezzi pubblici come autobus e treni che vanno potenziati per evitare assembramenti. La cassa integrazione e i bonus per gli autonomi possono mitigare l'emergenza, ma poi servono risposte strutturali a livello di trasporti, logistica, scuole, sanità, strutture di assistenza e spazi urbani. È tempo di programmare il futuro perché molte cose cambieranno».
Per alcune attività la riapertura è alle porte. All'inizio di maggio dovrebbe essere promulgato il decreto del Presidente del consiglio relativo alla cosiddetta “fase 2”. Secondo Perboni, però, la volontà di rimettere in moto l'economia non deve andare a discapito della salute. «La ripartenza va fatta in sicurezza – sostiene –, bisogna garantire a tutti i lavoratori i dispositivi di protezione e le distanze necessarie. Non bisogna avere fretta, altrimenti si rischiano nuovi contagi con un ulteriore sovraccarico degli ospedali. Dev'essere una ripartenza intelligente. Da un lato vanno messe in atto le indicazioni previste per la sicurezza, dall'altro è necessario aiutare le imprese a investire in questo settore. Pensare in modo diverso è una fatica, ma non c'è alternativa».
L'emergenza può essere lo spunto per ragionare a lungo termine sullo sviluppo del Mantovano. «Da tempo diciamo che bisogna avere un'idea di futuro e adesso è ancora più vero – conclude Perboni –. Prima di tutto è necessario individuare le filiere di maggiore interesse su cui puntare, tipo l'agroalimentare. Poi occorre cogliere nuove opportunità come la logistica o i trasporti. Non va dimenticato che siamo poco conosciuti all'esterno, perciò bisogna attuare un processo di internazionalizzazione. Servirebbe dunque un'agenzia di sviluppo per Mantova, uno strumento che catalizzi e orienti gli investimenti sul territorio. Se non si immaginerà il futuro della provincia i danni saranno ancora maggiori di quelli già determinati dal virus».
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova