Visto con i nostri occhi
Vivere in un campo profughi a Salonnico
L’autrice del pezzo che riportiamo, a cui ne seguiranno altri, si trova a Salonicco, nel nordest della Grecia, ed è volontaria per l’organizzazione Mobile Info Team for Refugees, un’organizzazione no-profit che offre consulenza legale ai richiedenti asilo
26/11/2016

Caterina Rodelli

Quante volte avete pensato “se solo la giornata fosse di 36 ore”? Nel mondo in cui il tempo è una macchina che corre veloce, le giornate sono un accumularsi di impegni, una lotta per arrivare a fine giornata ed essere stati in grado di finire almeno la metà degli obiettivi che ci si era posti.
Quando si vive in un campo profughi in Grecia, invece, il tempo ha tutta un altro sapore. Le giornate non passano mai, è tutta un’attesa, un’estenuante attesa di avere di nuovo possesso della propria vita.
Sono circa sessanta mila le persone che al momento aspettano una risposta dagli Stati Europei, che nel settembre 2015 si sono impegnati a condividere il fardello della crisi dei migranti. La maggior parte sono siriani in fuga dalla guerra, iracheni che scappano dal sedicente Stato Islamico, afghani e pakistani che spesso hanno storie che nessuno ha tempo di ascoltare.
In questa lunga attesa spesso manca un bene fondamentale. Non sono coperte, cibo e nemmeno vestiti. Quello che spesso manca sono soprattutto informazioni.
A dispetto di quello che spesso sembra un facile processo (“rimandiamoli a casa”, “non possono prendere un normale aereo di linea?”), richiedere asilo nei Paesi membri dell’Unione Europea è un insieme di difficili regolamentazioni, cavilli burocratici, documenti che richiedono di essere firmati e controfirmati in tre diversi Paesi. Sicuramente nessun trafficante fa una lezione di diritto europeo in materia di asilo a chi decide di imbarcarsi nel lungo e incerto viaggio verso l’Europa. Eppure, rimanere fuori da questo turbine nebbioso di informazioni ha un prezzo molto alto.
L’organizzazione Mobile Info Team è nata nel giugno 2016 con questo proposito: portare a tutti informazioni attendibili, ascoltare dubbi e paure, e quindi dare a chiunque la possibilità di fare decisioni consapevoli, piuttosto che essere succubi dell’attesa. Per essere più chiari, attendere significa essere sbarcati su un’isola greca nel febbraio 2015 e avere il colloquio per richiedere asilo il primo febbraio 2016. Dopo di che attendere altri due o tre mesi perché la tua domanda d’asilo venga esaminata e forse accettata. In questo anno e mezzo d’attesa il mondo fuori dal campo profughi va avanti, ed è importante che nessuno ne venga tagliato fuori.
Qualche giorno fa ho ricevuto un messaggio pieno di ringraziamenti da parte di un ragazzo siriano, richiedente asilo in Germania, che aspetta di essere ricongiunto con suo fratello che è da solo in uno dei campi profughi in Grecia. Non sapeva che ciò fosse possibile. Probabilmente si era dato per scontato che lui lo sapesse, ma niente può essere dato per scontato in questo frangente.
Per seguire e/o supportare il lavoro di Mobile Info Team for Refugees in Greece è possibile seguire la pagina Facebook al link https://www.facebook.com/mobileinfoteam/?fref=ts.
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova