Visto con i nostri occhi
«Zoe», la vita condivisa nelle note del Minorock
Frutto del lavoro di due anni, è stato presentato il nuovo album della band di musica cristiana. Quindici canzoni che arricchiscono i momenti di adorazione eucaristica, in diocesi e non solo
09/12/2019
Worship vuol dire adorazione. Quello che in questi anni ha fatto il gruppo Minorock della diocesi di Mantova è musicare spazi di preghiera in modo tale da rendere “appetibile” l’adorazione al mondo giovanile e anche per far riscoprire questa modalità che appartiene da sempre alla Chiesa, dove il punto focale è la centralità di Cristo, presente e vivo nell’Eucaristia.
Il gruppo ha “costruito” diverse canzoni che vengono eseguite durante le adorazioni. Ispiratore è Matt Maher, un cantautore americano cattolico di cui sono stati tradotti alcuni testi. Lord I need you, Adoration e Lodi divine sono tre canzoni di Maher che figurano in Zoe, il nuovo album del Minorock presentato il 30 novembre al teatro Soms di Castellucchio.
Questi sono i brani che hanno ispirato la scrittura del nuovo disco, l’ossatura del nuovo progetto. Poi sono arrivate le altre canzoni, scritte dai “ragazzi” del gruppo, brani inediti composti da autori vari che molto democraticamente creano insieme testo e musica, arrangiamenti e ritmiche.
Don Daniele Bighi, parroco di Castel d’Ario, è l’anima spirituale del gruppo, per restare in ambito musicale una sorta di “quinto beatle” del Minorock. «Quando ci siamo trovati a scegliere il tema del nuovo disco abbia scelto Zoe, che vuol dire vita. È la vita comunionale, la vita in Dio, la vita partecipata e condivisa, e il disco è frutto di tutte queste partecipazioni, perché non c’è un unico autore o arrangiatore e anche la sensibilità è partecipata».
Per pensare a una versione più liturgica di questo disco loro hanno composto Alleluia, Credo, Gloria e Padre nostro. «Nella riscrittura del Credo – continua don Bighi – c’è già un pensiero più maturo di recitare il Credo cristiano cattolico, che non è semplicemente una formula, ma credere nell’Amore che poi si esprime nel Padre creatore, in Gesù Cristo vivo e risorto, nella forza dello Spirito Santo che rinnova l’umanità, nella Chiesa come espressione di amore».
La lavorazione di Zoe è iniziata nel 2017. Dai primi testi liturgici si è arrivati a testi pensati per l’adorazione vera e propria. Sono qui per te è il brano di lancio: è il racconto della donna che lava i piedi a Gesù nella casa di Simone il fariseo. La donna, descritta dai commensali “di malaffare”, va alla ricerca di uno sguardo che non sia vorace, ma di un uomo che la ami. Nel tuo sguardo evidenzia un incontro, scintilla tra Gesù e Zaccheo «a metà strada tra la terra e il cielo» perché Zaccheo è salito su un albero per vedere meglio. «Dice che la vitalità sta nel trovare un ambiente dove c’è luce, santità e grazia perché nella bellezza la vita funziona davvero – spiega don Daniele –. Dal punto di vista musicale questo è il brano più difficile che è stato scritto: la maturità si esprime anche musicalmente e dagli esordi a oggi è innegabile che il suonare insieme ascoltandosi ha fatto in modo di produrre un lavoro maturo sotto diversi aspetti, da quelli più tecnici all’insieme sonoro».
Mai più lontano da te non è un brano biblico ma in esso viene presentata l’esperienza della conversione. È stato scritto da don Daniele e musicato da Stefano De Pieri. Racconta la conversione di Blaise Pascal, filosofo, fisico, matematico francese del XVII secolo. Conversione che verrà scoperta alla sua morte, quando il maggiordomo troverà cucito nella sua giacca un biglietto che consegnerà alla sorella di Pascal.
Adesso ti vedo e Davanti a me sono altri due brani pensati per l’adorazione. Poi ci sono tre testi un po’ diversi dagli altri. L’unico re è una canzone rock, in continuità con il percorso del Minorock e suonato come omaggio per chi ha sempre seguito il cammino del gruppo. Angelo di Dio è uno scritto che fa riferimento alla vicenda di Tobia, mandato dal padre cieco a fare un viaggio, per il quale deve trovarsi un amico che possa accompagnarlo. Sarà l’arcangelo Raffaele. «La maggior parte dei componenti del Minorock ha avuto figli – dice don Bighi – e questa nuova condizione ha cambiato la prospettiva di vita. Hanno quindi voluto scrivere una canzone per bambini, anche con sonorità e modalità a loro rivolte, per spiegare l’importanza dell’angelo di Dio».
La terza canzone che ha una tematica specifica è Radici in cielo, il brano che chiude il disco. Il ritornello «Camminiamo sulla terra con le radici in cielo», che richiama lo stemma del vescovo Marco Busca con l’albero rovesciato, è stato cantato per dire che la vita cristiana ha questa concretezza nell’essere santi. Con un rimando a ciò che dice papa Francesco nella Gaudete et exsultate sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo.
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